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Busta paga e Fisco, come cambia l’Irpef con la legge di bilancio: chi sale e chi resta a corto di sconti

Ecco le simulazioni delle variazioni negli stipendi toccati dalla riforma, sulla base delle modifiche del 2027 e del 2028

Irpef

Tra i 157 articoli nella nuova legge di bilancio, spicca l’intervento sull’Irpef, realizzato con l’obiettivo di dare ossigeno al ceto medio attraverso la rimodulazione degli scaglioni.

Il fulcro della misura consiste nell’estensione della seconda aliquota, quella al 33%, fino alla soglia di 55mila euro, con un incremento del 10% rispetto al tetto originario di 50mila: secondo quanto emerge dalla relazione tecnica allegata alla manovra, l’alleggerimento fiscale coinvolgerà circa 3,2 milioni di italiani. Parallelamente, il testo interviene anche sul fronte delle partite IVA con il regime forfettario a 100mila euro: stando alle stime ufficiali, la modifica spingerà circa 41mila nuovi soggetti a scegliere la tassazione agevolata grazie alla convenienza sui minori oneri dovuti. Ma cosa cambia esattamente?

Allo stato attuale delle cose, l’architettura dell’Irpef poggia su tre gradini principali:

  • 23% sui redditi fino a 28mila euro;
  • 33% per la fascia tra 28mila e 50mila euro;
  • 43% per la parte eccedente i 50mila euro.

Per effetto della manovra, la quota di reddito compresa tra i 50mila e i 55mila euro viene assorbita dall’aliquota intermedia del 33% anziché subire la stangata del 43%. Il differenziale si traduce in un risparmio secco pari a 100 euro lordi all’anno per ogni mille euro di imponibile eccedente la soglia dei 50mila..

Nelle tasche dei lavoratori, questo cambiamento si tradurrà in cifre progressive:

  • Fino a 50mila euro: nessun cambiamento, in quanto la misura riguarda la fascia che eccede questa soglia;
  • 51mila euro: il beneficio si attesta sui 100 euro annui;
  • 52mila euro: lo sconto sale a 200 euro lordi;
  • 53mila euro: il risparmio tocca quota 300 euro;
  • 54mila euro: si arriva a 400 euro all’anno;
  • 55mila euro e oltre: viene raggiunto il tetto massimo del beneficio previsto per la fascia ampliata in manovra, pari a 500 euro lordi annui (circa 41,60 euro al mese).

In sostanza, ogni mille euro di reddito che lo Stato decide di tassare al 33% invece che al 43%, il contribuente risparmia esattamente 100 euro. La riforma dell’Irpef si divide in due tappe. Per quanto concerne la prima (2027) lo sconto si ferma a quota 55mila euro. Chi guadagna di più, ottiene comunque il risparmio massimo di quel momento, che è di 500 euro. Dal 2028, seconda tappa, lo Stato estende lo sconto ancora più in alto, fino a 60mila euro: ciò significa che chi guadagna tra i 55mila e i 60mila euro inizia a beneficiare di un taglio di ulteriori 100 euro per ogni “gradino” da mille euro in più. Ecco cosa accadrà concretamente:

  • Reddito di 56mila euro: nel 2027 il risparmio è di 500 euro, così come per i redditi più alti. Nel 2028 sale a 600 euro, perché si aggiungono 100 euro di sconto sui mille euro che superano la vecchia soglia;
  • Reddito di 57mila euro: nel 2028 sale a 700 euro (i 500 euro di base più 200 euro di sconto sui 2mila euro extra);
  • Reddito di 58mila euro: sale a 800 euro (500 di base + 300 euro di sconto sui 3mila euro extra);
  • Reddito di 59mila euro: nel 2028 sale a 900 euro (500 di base + 400 euro di sconto sui 4mila euro extra);
  • Reddito di 60mila euro e oltre: qui si raggiunge il traguardo massimo. Nel 2027 il risparmio si ferma a 500 euro, come detto, ma dal 2028 raddoppia e diventa di mille euro tondi all’anno. Chi guadagna più di 60mila euro continuerà a ricevere questo sconto fisso di mille euro, perché la riduzione delle tasse si blocca a questa quota.

È bene rimarcare che il calcolo si basa sull’Irpef lorda e guarda esclusivamente al reddito complessivo fiscalmente imponibile, e non allo stipendio lordo indicato nel contratto di lavoro. Di conseguenza, chi percepisce un’imponibile pari o inferiore a 50mila euro, ovvero il 92% di lavoratori e pensionati, non vedrà alcuna variazione nei propri cedolini legata a questa specifica misura.

Inoltre, il vantaggio teorico stimato dovrà poi fare i conti con la dinamica delle detrazioni personali e con il prelievo delle addizionali regionali e comunali, elementi che determinano l’effettivo importo netto percepito in busta paga.

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