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Dazi Ue anche sulle auto ibride plug-in cinesi. Per Bruxelles un nuovo pasticcio in vista

Con questa mossa si vuole favorire il Made in Europe, ma allo stesso tempo si penalizzano le aziende e quei dipendenti che, come benefit, puntano sulle vetture ricaricabili più accessibili. Il flop della tassa sulle elettriche del Dragone: "Ha finito per aumentare a dismisura l'import di veicoli termici da Pechino", avverte l'eurodeputato Salini. Intanto i big asiatici hanno raggiunto il 12% di quota nel Vecchio continente (+4% in un solo anno)

Dazi Ue anche sulle auto ibride plug-in cinesi. Per Bruxelles un nuovo pasticcio in vista

Nuovo pasticcio in vista da parte di Bruxelles in chiave green. I dazi pensati per frenare le auto elettriche Made in China, infatti, non stanno facendo altro che «moltiplicare a dismisura le importazioni da Pechino di vetture con motore endotermico» sulle quali non esistono barriere commerciali. A sottolineare l’effetto boomerang al Giornale è Massimiliano Salini, vicepresidente del Ppe e relatore all’Europarlamento della proposta di revisione del Regolamento relativo alle emissioni di CO2 per auto e furgoni. Non contenta della situazione paradossale che si è venuta a creare, ora qualcosa di simile la Commissione Ue ha in mente di applicare anche alle vetture ibride plug-in. «A questo punto, se decidi di bloccare una cosa, con l'obiettivo di produrre in Europa auto elettriche e plug-in hybrid, vai solo ad aumentare gli arrivi dalla Cina di quelle endotermiche. Si sta facendo uscire il diavolo dalla porta per farlo rientrare dalla finestra. Ci vuole coerenza. Le politiche dei dazi hanno vita breve in un mondo globale come quello attuale, ma se si applicano, occorre farlo in modo razionale», rimarca Salini.
Il commento del vicepresidente del Ppe arriva a pochi giorni dalla notizia sulla volontà di Bruxelles di introdurre dazi anche sull'importazione di auto ibride plug-in (endotermico insieme all'elettrico con la spina) dalla Cina, in risposta all'aumento della concorrenza da parte dei costruttori del Dragone. La Commissione Ue potrebbe, quindi, imporre rapidamente la nuova tassa non appena una maggioranza degli Stati membri darà il proprio consenso.
L’osservazione dell’eurodeputato Salini, viste le intenzioni, è pragmatica: o tassi tutto l’import oppure non fai altro che favorire le tattiche vincenti adottate dai cinesi.
Da parte loro, i big del Dragone continuano a crescere nel Vecchio continente (+3,2% il dato complessivo a maggio riferito all’intero mercato e +4% nei 5 mesi), raggiungendo una quota pari al 12%, il 4% in più in solo anno. Byd, Saic (Mg), Geely e Chery (Omoda e Jaecoo), insieme a Leapmotor, azienda in joint venture con Stellantis, hanno visto le loro vendite aumentare di quasi il 65% su base annua.
Nell’area Ue è significativo il balzo proprio delle ibride plug-in (+13,2% il mese scorso e una penetrazione del 10,7%). Le auto ricaricabili (elettriche e ibride con la spina) raggiungono insieme il 31,7% di quota. Se consideriamo i soli 5 major market, le vendite di questi modelli, che vedono i cinesi primeggiare con prodotti a prezzi accessibili, segnano un aumento mensile del 37,3% e una quota del 32%.
Punire nuovamente il Dragone mettendo altre tasse d’ingresso in Europa sulle loro vetture ibride ricaricabili? Da una parte la mossa rientrerebbe nel progetto “Made in Europe”, tuttora all’ordine del giorno a Bruxelles in attesa di essere varato, dall’altra ecco il rovescio della medaglia che rischia di penalizzare aziende e utenti.
In proposito, Italo Folonari, presidente di Aniasa (noleggio auto, sharing mobility e automotive digital), pone l’accento sul pesante impatto del provvedimento in esame sui dipendenti di aziende che, come benefit, hanno scelto l’auto ibrida ricaricabile. «Modelli di questo tipo - afferma l’imprenditore - hanno mediamente un costo più elevato, da qui per evitare il downsizing del veicolo, c’è chi ha preferito orientarsi sull’offerta cinese. Il danno, quindi, sarebbe a carico di questi dipendenti o delle aziende che dovrebbero acquistare tali modelli a prezzi più alti. Un recente studio mette in evidenza come un’altissima percentuale di Pmi vede il costo per la mobilità al secondo posto dopo quelle del personale».
Il punto di vista di Salvatore Saladino, country manager di Dataforce Italia: «I dazi rappresentano qualcosa di distorsivo per il mercato. Tale misura porta sempre all'aumento dei prezzi di prodotti accessibili. E se guardo al consumatore, è chiaro dove si stia dirigendo: verso i modelli che costano meno offerti dal blocco asiatico, soprattutto dalla Cina.

Che senso ha porre ora dazi anche sulle vetture ibride ricaricabili cinesi? Sarebbe solo una nuova stortura visti i danni che le normative Ue hanno recato al mercato. La soluzione? Restare fermi, come si sarebbe dovuto fare sin dall’inizio».

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