C’era una data cerchiata in rosso sul calendario degli automobilisti e quella data è proprio domani. Allo scoccare della mezzanotte, lo sconto sulle accise cambia pelle: si avvia a conclusione il taglio di 6,1 centesimi sulle accise del gasolio, ma il costo dei carburanti rimane sotto i riflettori del governo.
Per capire quanto questo paracadute sia stato vitale, basta riavvolgere il nastro. Dall’inizio della guerra in Iran, i costi dei carburanti sono cresciuti senza freni. Se il prezzo della benzina è cresciuto del 22,7% (ieri la verde costava 2,04 euro al litro), il diesel ha segnato un balzo del 30,5% (ieri era a 2,24 euro). Un’impennata che si è tradotta in una stangata complessiva stimata in circa 4,7 miliardi di euro.
In questo scenario, l’intervento pubblico ha provato a mettersi di traverso. Per calmierare i prezzi e contenere la fiammata inflazionistica, l’esecutivo ha messo sul piatto complessivamente 2,27 miliardi di euro. Un tesoretto di risorse pubbliche nel quale ha giocato un ruolo chiave l’effetto paradosso dell’inflazione stessa: ben 689,2 milioni di euro sono arrivati infatti dall’extragettito Iva, ovvero dai maggiori incassi dello Stato derivanti proprio dell’aumento dei prezzi al consumo.
Ma cosa ha significato tutto questo concretamente? Tradotto nelle tasche di chi tutti i giorni mette in moto l’auto, l’effetto dei tagli governativi si è concretizzato in circa 100/150 euro di risparmio pro capite. Una cifra che non ha azzerato l’impatto della crisi, ma che ha indubbiamente allentato la pressione sulle famiglie italiane.
Mentre il calendario corre verso la scadenza del taglio delle accise, arrivano comunque segnali d’ossigeno. Eni, Tamoil, Q8 e Ip negli ultimi giorni hanno annunciato un price cap sui carburanti, per essere precisi il costo della benzina è stato fissato a 1,99 euro al litro e del diesel a 2,19. L’effetto è stato immediato, anche in autostrada dove il rifornimento è più caro fare un pieno è arrivato a costare circa 9,5 euro in meno rispetto a soltanto sette giorni fa. Una boccata d’aria fresca che attutisce, almeno momentaneamente, l’addio allo sconto fisso.
Inoltre, lo stop allo sconto di 6 centesimi sul diesel non significa che gli automobilisti vengano lasciati in balia delle fluttuazioni del mercato globale, il governo cambia semplicemente il meccanismo, passando il testimone alle accise mobili. Si tratta di un sistema di compensazione dinamico che si attiva automaticamente: se i prezzi del greggio dovessero impennarsi di nuovo, lo Stato utilizzerà l’extragettito Iva per ridurre l’aliquota delle accise. In pratica, i maggiori incassi generati dal caro-carburante verranno indirettamente restituiti agli automobilisti sotto forma di sconto alla pompa, a «costo zero» per il governo.
Sullo sfondo l’Opec ha confermato la decisione di mantenere la produzione di greggio stabile anche per il mese di novembre. Una scelta in linea con le aspettative secondo cui ulteriori modifiche alla politica produttiva sono improbabili fino al prossimo anno. Mentre però continua ad alzarsi il prezzo del gas, il cui valore è salito di oltre il 38% dall’inizio anno.
