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Ecco tutte le fake news sull'elettrico

La mappa delle fake news più gettonate secondo Andrea Prato, dg di Albratros ed ex assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna

Ecco tutte le fake news sull'elettrico

La Germania si è accordata con la Commissione UE sull’inserimento degli e-fuel mentre al momento sono esclusi i biocarburanti su cui punta l'Italia. Oggi c'è stato il via libera definitivo allo stop ai motori termici dal 2035. La strada verso l'elettrico è tracciata, ma ci sono ancora delle false notizie. Ecco la mappa delle fake news più gettonate secondo Andrea Prato, dg di Albratros ed ex assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna.

Le auto elettriche fanno male al clima?

"Falso. L’auto elettrica avrà un impatto positivo sul clima, non sarà a zero emissioni ma sarà di gran lunga inferiore a quello dei veicoli a combustione interna. Chi sostiene il contrario, lo fa per scarsa conoscenza o per conflitti d’interesse perché centinaia di studi scientifici indipendenti sull’impatto climatico di lungo termine dimostrano che i motori elettrici hanno impatti inferiori da un terzo alla metà di quelli diesel. Lo smaltimento delle batterie non è più un problema come da tempo si è dimostrato anche per i pannelli solari e le pale eoliche che si riciclano come minimo al 90%".

Saremo costretti a cambiare l’auto nel 2035?

"Falso. I proprietari di automobili con motorizzazione diesel o benzina potranno continuare ad utilizzarle senza problemi, potranno cederle a terzi se usata. Il parco circolante italiano oggi ha 12 anni, con questi dati la transizione, se partisse nel 2035 si completerebbe presumibilmente nel 2047. Sembra cosi difficile adeguarsi?

I motori endotermici sono più efficienti di quelli elettrici?

"Falso. Le auto diesel convertono circa il 25% del potenziale energetico del combustibile, per il resto dissipano nell’ambiente il calore che non trasformano in forza motrice ma in Co2 contribuendo al l’innalzamento delle temperature globali. I veicoli EV, invece, trasformano circa l’80% dell’energia in forza motrice. Il potenziale al momento non è valorizzato a dovere perché le batteria di ricarica devono compiere un salto tecnologico per rendere più lunga la percorrenza tra una ricarica e l’altra e più veloci le soste alle stazioni di servizio. Su questo tema, la ricerca scientifica ha brevettato soluzioni alternative al litio e realizzato a livello sperimentale auto con percorrenze superiori ai 1.000 km di autonomia che si ricaricano in 15 minuti".

Le auto elettriche sono care, saranno penalizzati i ceti più bassi?

"Vero. Ciò è dovuto alla carenza di economie di scala nelle catene di montaggio europee perché i modelli più venduti a motore endotermico, a differenza di quelli EV, hanno costi elevati di ammortamento su ogni singolo veicolo. Questo fattore e la miopia degli ambasciatori italiano e tedesco potrebbero costare caro alle case automobilistiche delle due nazioni. Il prezzo delle auto elettriche è destinato a scendere velocemente perché i loro motori sono molto più economici, nel 2023 è previsto il punto di pareggio, mentre su alcune auto di lusso la EV è già più economica. Inoltre, per percorrere 100 km con i combustibili fossili a 120 km/h occorrono circa 11 euro, mentre con il motore elettrico si spendono 6 euro alle colonnine di ricarica fast e 3,5 euro per la ricarica domestica. Tale differenza rende già oggi più conveniente la nuova tecnologia a basse emissioni che non decolla in Italia per l’inadeguata rete nazionale di ricarica fast. I prezzi potrebbero crollare se i costruttori cinesi entrassero nel mercato europeo senza protezioni ma ciò determinerebbe la fine ingloriosa delle industrie automobilistiche europee".

La conversione genererà problemi alla rete elettrica?

"Falso. Non avremo problemi a produrre l’energia necessaria perché la conformazione del Paese consente in dodici anni di raggiungere l’autosufficienza energetica da fonti rinnovabili (fatto avvenuto la scorsa estate in Sardegna in diversi giorni d’estate), sempre che si riducano i tempi della burocrazia e si realizzino dorsali e sottostazioni per collegare gli impianti alla rete nazionale. Abbiamo la struttura digitale più evoluta al mondo per collegare alla rete milioni di piccoli e grandi impianti di produzione come fossero un unicum da porre a disposizione in tempo reale ai consumatori finali. Infine, abbiamo le comunità energetiche per ridurre il fabbisogno energetico all’interno delle cabine primarie, facilitando quindi la veicolazione dell’energia prodotta dai grandi impianti verso le infrastrutture centrali del Paese, le industrie e le grandi città".

La rete nazionale di ricarica a che punto è?

"Inesistente, rallenterà l’auto elettrica. La rete di ricarica in Italia è composta da 35 mila colonnine prevalentemente lente. Frena l’acquisto di auto elettriche mentre in Olanda volano grazie alle 110 mila colonnine fast. Non regge il confronto neanche con la Germania che ha 90 mila, con la Francia che ha 65 mila colonnine e con la Gran Bretagna con 60 mila colonnine. Il business delle stazioni di ricarica in Italia può essere il più redditizio nei prossimi 20 anni perché la crescita di veicoli EV sarà più rapida di quella delle colonnine alimentate solo da fonti rinnovabili. Le linee guida dell’UE pubblicate nel 2022 prevedono entro il 2025 una rete europea con una colonnina di ricarica ogni 10 veicoli elettrici, stazioni di ricarica ogni 60 km e in tutte le città, nonché un tempo massimo di 15 minuti per immagazzinare energia per 400 km. Il governo italiano nel 2023 ha decretato che entro il 2026 saranno installate 21 mila stazioni di ricarica su strade urbane e extra urbane finanziate con fondi PNRR".

Le industrie automobilistiche europee falliranno?

"Falso. L’UE ha stabilito le regole per gestire il passaggio dal motore a endotermico a quello elettrico accompagnando le industrie automobilistiche durante la transizione con strumenti di agevolazione per la conversione delle linee di produzione. Costretta a inseguire i governi cinese e statunitense che stanno finanziando concretamente la transizione verde, ha stabilito delle scadenze per ulteriori confronti così da armonizzare il passaggio all’elettrico e ha finanziando con fondi pubblici la rete di stazioni di ricarica senza alcun impatto economico per l’industria europea. Perderanno posti di lavoro solo i costruttori poco lungimiranti che non saranno capaci di convertirli nelle innumerevoli opportunità di business della nuova febbre elettrica. L’agenzia internazionale dell’energia ha stimato nel suo ultimo report che 5 milioni di lavoratori europei impiegati nella filiera del petrolio saranno riconvertiti all’elettrico che assorbirà nei prossimi anni 16 milioni di nuovi occupati. Le industrie automobilistiche europee falliranno solo se lasceranno campo libero alle concorrenti cinesi e americane che di certo non attenderanno il 2035 per aggredire un mercato ricchissimo e in rampa di lancio, non appena saranno allungati i tempi di percorrenza tra una ricarica e l’altra e non appena saranno ridotti i tempi alle colonnine".

Le auto elettriche causeranno gravi danni ambientali?

"Falso. Per produrre auto elettriche bisogna saccheggiare il pianeta di litio e terre rare, meglio le fossili? No. Per utilizzare le fonti fossili si consumo immense quantità di beni preziosi che deprivano il pianeta e se si mettessero a confronto le quantità di materie prime utilizzate per costruire una batteria, un’auto, un pannello fotovoltaico o una pala eolica con quelle necessarie ad un’auto a benzina o una centrale a gas o a carbone il bilancio sarebbe totalmente a favore delle rinnovabili.

La prima categoria di prodotti smette praticamente di consumare risorse una volta costruita, mentre la seconda brucia letteralmente quantità ingenti anche dopo essere stata costruita. Le fonti fossili prelevano dal sottosuolo decine di miliardi di tonnellate fra petrolio, carbone e gas, mentre le fonti rinnovabili estraggono “solo” alcuni milioni di tonnellate, ben 2,5 mila volte in meno".

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