Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:27
In evidenzaAggiornato alle ore 11:27
L'Erario

Fisco, pioggia di cartelle esattoriali: segnalati molti errori, cosa controllare prima di pagare

L’Agenzia delle Entrate sta procedendo all’invio di 11 milioni di avvisi: come verificare un debito reale

Controlli fiscali, ecco verso chi saranno indirizzate le ispezioni dell'Agenzia delle Entrate

Nei prossimi mesi assisteremo a una pioggia di cartelle esattoriali: l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha infatti pianificato la spedizione di undici milioni di avvisi.

L’obiettivo è accelerare i tempi per stanare ritardatari ed eventuali evasori fiscali, colpendo famiglie e imprese. Esiste però un grande controsenso dietro questa operazione: l’Erario sta spendendo risorse per inseguire denaro che non vedrà mai.

Oggi in Italia quasi 19 milioni di persone hanno un conto in sospeso con il Fisco, per un valore medio di 5.800 euro a testa. Il vero nodo è che più di una cartella su tre è legata a debiti vecchi, intestati a società fallite o a soggetti nullatenenti. Eppure, per ragioni burocratiche, queste cifre restano iscritte nei registri dello Stato, costringendo gli uffici a portare avanti un inseguimento formale che non produrrà alcun vero incasso.

Ma come fa una tassa a diventare impossibile da riscuotere? Succede quando la legge o la realtà dei fatti bloccano ogni tentativo di riscossione da parte del Fisco. Pensiamo ad esempio a quei debiti lasciati da chi muore senza eredi, o da chi ha parenti che, nel dubbio, rifiutano l’eredità per non farsi carico dei passivi. Lo stesso vale per l’Iva o l’Ires lasciate da aziende, come le Srl, che hanno chiuso i battenti, sono state cancellate e non hanno più un euro in cassa o un bene da vendere.

Ci sono poi i cosiddetti nullatenenti: cittadini senza uno stipendio, senza una pensione minima e senza una casa o un’auto intestata. Infine, non mancano i casi in cui è lo Stato stesso a dimenticarsi delle scadenze, facendo andare il debito in prescrizione. In tutte queste situazioni, la burocrazia continua a girare a vuoto, spendendo i soldi dei contribuenti per dare la caccia a somme che sono ormai perse per sempre.

Se per i debiti fantasma la macchina della riscossione gira a vuoto, la musica cambia radicalmente per le somme effettivamente incassabili. In questo caso, sono già pronte a partire centinaia di migliaia di azioni forzose, strutturate su tre gradini di crescente durezza:

  • Fermo amministrativo dei beni mobili registrati: costituisce il primo livello di intervento e trova applicazione anche per passività di entità modesta.;
  • Iscrizione ipotecaria su beni immobili: rappresenta lo strumento di secondo livello, subordinato a una soglia minima di debito pari a 20mila euro e alla sussistenza di motivazioni specifiche;
  • Pignoramento presso terzi: è la procedura più frequentemente adottata, agevolata dall’interconnessione delle anagrafi fiscali e dai flussi informativi della fatturazione elettronica; Questo meccanismo consente agli esattori dello Stato di bloccare in tempi record il denaro presente sul conto in banca o di trattenere una quota dello stipendio.

Di fronte all’arrivo di una cartella esattoriale, la reazione immediata non dovrebbe mai essere il pagamento incondizionato, bensì un’ispezione meticolosa dell’atto giudiziario. Una spedizione di massa così imponente porta con sé un comprensibile aumento di sviste formali ed errori burocratici: individuare queste anomalie rappresenta l’arma principale a disposizione del cittadino per evitare inique ripercussioni.

Le verifiche chiave da compiere sono essenzialmente tre. Innanzitutto la tempistica: bisogna accertarsi che il debito non sia caduto in prescrizione, calcolando i mesi o gli anni trascorsi tra la violazione e la ricezione della contestazione. In secondo luogo, vanno analizzati i vizi procedurali legati alla notifica, controllando che la consegna al domicilio fisico o digitale (tramite Pec) sia avvenuta nel pieno rispetto delle regole. Infine, l’attenzione deve concentrarsi su eventuali anomalie contabili o doppie richieste, uno scenario ricorrente quando gli uffici calcolano sanzioni e interessi su somme che il contribuente ha già pagato del tutto o in parte.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.