Spesso il diavolo si nasconde tra le righe. Così, nell’indagine 2026 sul risparmio degli italiani, realizzata da Intesa Sanpaolo con il Centro Einaudi, a un certo punto si legge che «per la prima volta, il pessimismo sul contesto nazionale eguaglia quello geopolitico: una percezione che non trova riscontro nelle condizioni dell’economia italiana». Il diavolo sta proprio in questa percezione, che non tiene conto dei tanti dati positivi reali (la crescita, l’occupazione, i conti pubblici, lo spread), ma solo del brutto contesto internazionale. Ed è in questa chiave che il rapporto, presentato ieri a Milano dal capo economista di Intesa, Gregorio De Felice, e dal direttore del Centro Einaudi Giuseppe Russo, si inserisce nel descrivere i comportamenti finanziari delle famiglie italiane. Che, in estrema sintesi, restano molto prudenti proprio perché condizionate dal contesto: «Il risparmio è abbondante dice De Felice -, il tema è come portarlo verso il mercato». Nel 2026, il 56% degli italiani è riuscito a risparmiare, accantonando quasi il 12% del loro reddito. Le motivazioni principali sono la prevenzione (40%), la pensione e la casa (entrambe al 19%), ma cresce anche il risparmio destinato agli investimenti, al 6%. Ma il ratio di avversione al rischio ha raggiunto quota 33,6, il massimo mai registrato. I 18-24enni risultano in assoluto i più prudenti, con un rapporto di 84 contrari al rischio ogni singolo favorevole. Ed è questa bassa avversione al rischio che ostacola la trasformazione del risparmio delle famiglie in benzina per gli investimenti delle imprese e, nello stesso tempo, rende il risparmio stesso meno remunerativo di quanto potrebbe esserlo. La preferenza per la liquidità aumenta al crescere dell’incertezza percepita. E purtroppo, quasi il 72% di chi investe ha portafogli scarsamente o per nulla diversificati, il contrario di quanto la teoria economica raccomanda. Pesa la poca educazione finanziaria: solo il 36% del campione sa che un fondo azionario è meno rischioso di una singola azione.

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