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Multa per parcheggio sulle strisce blu: ecco quando il verbale è nullo e come dimostrarlo

Esistono casi specifici in cui il verbale è nullo per legge: ecco quali prove raccogliere e i documenti indispensabili per vincere il ricorso

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Un automobilista riceve una multa per aver posteggiato sulle strisce blu senza pagare il ticket? Ci sono dei casi in cui la contravvenzione può essere impugnata. Dietro molti verbali, infatti, si nasconde un vizio di forma: lo squilibrio tra stalli a pagamento e aree di sosta libera. Il codice della strada italiano, infatti, vieta esplicitamente ai Comuni di trasformare i centri urbani in un monopolio a pagamento per rimpinguare le casse municipali, imponendo una quota minima di parcheggi con le strisce bianche.

In quali casi, dunque, è possibile contestare una sanzione?

Per prima cosa, è importante chiarire che, in linea di principio, la violazione della sosta tariffata — che si tratti di un ticket mai acquistato o del tagliando scaduto sul cruscotto — fa scattare l’obbligo di pagamento. Tuttavia, il Comune è obbligato a garantire, nelle immediate vicinanze dei parcheggi blu, una quota di stalli contrassegnati dalle strisce bianche. Si tratta di un diritto alla sosta libera che tutela la libertà di movimento dei cittadini. In mancanza di ciò, il verbale perde la sua efficacia giuridica, poiché l’amministrazione si muove al di fuori del perimetro della legalità. Ne consegue che un cittadino non può subire sanzionato per un parcheggio non pagato se il Comune stesso non ha concesso un’alternativa gratuita.

In questo caso il cittadino viene tutelato dall’art.7 del Codice della Strada, in cui viene riconosciuta al Comune la possibilità di mettere dei parcheggi a pagamento, ma impone anche un principio di proporzionalità.

Appurato ciò, se un automobilista riscontra davvero questa situazione, è tenuto a fornire l’onere della prova. La sanzione, infatti, gode di una presunzione di legittimità. Ecco perché deve essere il cittadino a muoversi per dimostrare il contrario.

Oltre a denunciare l’assenza di stalli con strisce bianche – cosa non sufficiente – è necessario presentare delle prove, dei documenti. Se non si riuscirà a convincere il giudice, infatti, non solo ci sarà da pagare la multa, ma si dovranno anche coprire le spese processuali.

Fondamentale al fine di vincere il ricorso è l’ordinanza comunale. I parcheggi blu, infatti, derivano da un atto amministrativo in cui viene mappata la viabilità locale e si decide dove collocare gli stalli a pagamento e quali spazi riservati agli stalli gratuiti. Analizzando il documento, il giudice può effettivamente verificare se è stata rispettata la regola di proporzionalità.

Con la sentenza n. 14980/2013, la Cassazione ha stabilito che, in un contenzioso sulle soste tariffate, è colui che si oppone al verbale ad avere il dovere giuridico di individuare e dimostrare le falle del provvedimento che ha istituito i parcheggi blu.

Scattare fotografie agli stalli è inutile. L’unica cosa da fare è presentare l’ordinanza comunale, un documento pubblico che può essere richiesto al Comune, oppure recuperato presso l’albo pretorio.

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