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Negozi a rischio chiusura, Federproprietà: “Cedolare secca e affitti più bassi per salvare il commercio di quartiere”

Bardanzellu e Pedrizzi: “La manovra introduca l’agevolazione sulle locazioni commerciali. Il vantaggio fiscale deve tradursi in una riduzione concreta dei canoni per gli esercenti”

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Una leva fiscale per abbassare gli affitti, riaprire i locali vuoti e sostenere i negozi di quartiere. È la richiesta che Federproprietà rivolge al governo in vista della prossima manovra di bilancio: introdurre la cedolare secca sulle locazioni commerciali, prevedendo che il beneficio per i proprietari si traduca in una riduzione effettiva del canone per gli esercenti.

«Ogni saracinesca che si abbassa lascia un vuoto nell’economia e nella vita di un quartiere. Per fermare la desertificazione commerciale servono interventi concreti: la cedolare secca può essere uno di questi, se il risparmio fiscale aiuta anche chi tiene aperto il negozio», dichiarano l’avvocato Giovanni Bardanzellu, presidente di Federproprietà, e il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile del Settore Finanze e Tesoro dell’associazione.

I numeri descrivono un progressivo impoverimento della rete commerciale: secondo l’analisi di Confcommercio “Città e demografia d’impresa”, tra il 2012 e il 2025 l’Italia ha perso circa 156 mila attività tra negozi al dettaglio e commercio ambulante. Una precedente proiezione dell’associazione indica inoltre il rischio di perdere altre 114 mila imprese al dettaglio entro il 2035, in assenza di nuove politiche di rigenerazione urbana.

«Sostenere il ceto medio attraverso il fisco è una scelta condivisibile. Ma la manovra deve guardare anche alle piccole attività che garantiscono occupazione e servizi sul territorio. Affitti, utenze, costo del lavoro e pressione fiscale pesano su imprese che hanno margini ridotti e minori possibilità di assorbire gli aumenti dei costi», proseguono Bardanzellu e Pedrizzi.

Per Federproprietà, una tassazione più semplice e conveniente dei redditi da locazione commerciale può favorire l’incontro tra proprietari ed esercenti, rendere più sostenibili i canoni e incentivare il riutilizzo degli immobili sfitti.

«Il beneficio deve essere condiviso: una tassazione agevolata per il proprietario e un affitto più basso per il commerciante. È questa la strada per dare alla misura una ricaduta concreta sulle attività di prossimità e sulla vitalità delle nostre città».

La chiusura dei piccoli esercizi, sottolinea l’associazione, ha conseguenze che vanno oltre il commercio. Riduce i servizi accessibili a piedi, penalizza soprattutto gli anziani e le persone con difficoltà di spostamento e indebolisce le relazioni quotidiane che tengono vivi quartieri e piccoli comuni.

«Difendere i negozi di prossimità significa tutelare lavoro, servizi e coesione sociale. Il governo faccia della prossima manovra un’occasione per intervenire: meno locali vuoti e più attività aperte sono un interesse comune di proprietari, commercianti e cittadini», concludono Bardanzellu e Pedrizzi.

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