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Pensioni, stretta Inps sui redditi: scadenza il 15 settembre, poi revoche e recuperi sulla quattordicesima

Gli indebiti potranno essere rateizzati fino a 60 mensilità e gli interessati avranno 30 giorni dalla comunicazione dell’Istituto per chiedere il riesame della propria posizione

Pensioni di luglio 2026, accredito al via: quando arriva il pagamento e cosa controllare sul cedolino

L’estate delle pensioni si chiude con una doppia partita sui redditi, destinata a produrre effetti sui cedolini tra settembre e l’inizio del 2027. Da una parte c’è la corsa contro il tempo per chi non ha ancora trasmesso all’Inps i dati reddituali del 2022; dall’altra parte si apre la fase dei recuperi per alcuni pensionati pubblici che hanno ricevuto somme superiori a quelle effettivamente spettanti. Due procedure diverse, ma unite dallo stesso principio: prestazioni, integrazioni e maggiorazioni vengono riconosciute in funzione dei redditi e possono essere rideterminate quando i dati definitivi modificano il diritto o l’importo.

La scadenza del 15 settembre

Il primo fronte riguarda i pensionati residenti in Italia titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno presentato la dichiarazione relativa al 2022 nell’ambito della campagna RED 2023, chiusa il 31 marzo 2025. Per regolarizzare la posizione resta tempo fino al 15 settembre 2026: l’Inps ha già previsto sui ratei di agosto e settembre una trattenuta del 5% dell’imponibile pensionistico lordo di luglio 2026. Per le pensioni fino a 100 euro mensili la decurtazione non viene applicata, ma resta comunque l’obbligo dichiarativo. Senza regolarizzazione entro il termine, la prestazione può essere revocata definitivamente e l’Istituto può procedere al recupero delle somme non dovute.

Redditi mancanti

Il sistema interessa soprattutto quei casi in cui le informazioni fiscali disponibili non consentono all’Istituto di ricostruire integralmente la situazione economica del pensionato. Possono entrare in gioco, per esempio, alcuni redditi percepiti all’estero, interessi su conti, depositi o titoli e determinate entrate da lavoro autonomo o collaborazione che non risultano completamente acquisiti attraverso i normali flussi fiscali. L’obiettivo della verifica è stabilire se permane il diritto alla prestazione e se l’importo liquidato sia coerente con i limiti reddituali previsti. Chi deve integrare i dati può presentare la domanda di ricostituzione reddituale online oppure rivolgersi a un patronato.

Quattordicesima e pensioni ai superstiti

Un secondo capitolo riguarda invece la Gestione pubblica: con il messaggio dell’11 agosto 2026 n. 2608 l’Inps ha concluso la verifica sui redditi utilizzati per alcune prestazioni erogate in via provvisoria nel 2024. Nel mirino ci sono in particolare la quattordicesima e i limiti di cumulabilità delle pensioni ai superstiti: quando il confronto con i redditi effettivamente dichiarati evidenzia un pagamento superiore al dovuto, scatta il recupero. Per la quattordicesima le trattenute partiranno da dicembre 2026, mentre per le pensioni ai superstiti l’avvio è previsto da gennaio 2027. Non si tratta quindi di un taglio generalizzato, ma di recuperi circoscritti alle posizioni per le quali sia stata accertata un’eccedenza.

Fino a 60 rate e 30 giorni per chiedere il riesame

Per chi riceverà una richiesta di restituzione, il conto non dovrà necessariamente essere saldato in un’unica soluzione: secondo le indicazioni riportate nella procedura, il recupero può essere distribuito fino a 60 rate, con una trattenuta determinata entro i limiti previsti e tenendo conto della tutela del trattamento minimo. L’Inps comunicherà il debito tramite PEC o raccomandata e dalla notifica decorreranno 30 giorni per chiedere il riesame alla struttura territoriale competente, presentando la documentazione utile a correggere eventuali dati incompleti o inesatti. Se il controllo conferma invece l’indebito, la restituzione proseguirà secondo il piano indicato dall’Istituto.

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