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Redditi 2026, mancano pochissimi giorni al termine: la guida rapida per arrivare pronti al 2 novembre

Prima di procedere all’invio della documentazione è indispensabile un’attenta revisione dei dati, così da evitare errori

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La data del 2 novembre è il termine entro cui inviare le dichiarazioni modello Redditi 2026, riferiti all’anno d’imposta 2025. Un’importante scadenza che deve essere rispettata da tutte le partite IVA, oltre a coloro che hanno situazioni particolari da dichiarare o non hanno ancora inviato il proprio modello 730.

Uno dei passaggi più importanti da fare, prima di procedere con l’invio telematico, è quello di controllare bene tutta la documentazione, così da essere sicuri di non aver commesso errori nella compilazione e nell’inserimento dei dati. Non si deve dimenticare, infatti, che anche un piccolo errore può portare a serie conseguenze, come la perdita di alcuni benefici fiscali. Un consiglio è quello di effettuare una rapida verifica anche con il proprio commercialista, se presente, e solo dopo inviare tutto.

Per evitare contestazioni, la fase di revisione della dichiarazione deve concentrarsi prioritariamente su quattro ambiti strategici:

  • Monitoraggio fiscale e asset esteri: coloro che possiedono attività fuori dai confini nazionali, criptovalute o conti correnti all’estero del valore superiore a 15mila euro devono compilare il Quadro RW, fondamentale per l’assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale e il calcolo delle imposte patrimoniali sulle attività di natura finanziaria. Omettere questo passaggio può portare a gravi sanzioni che ammontano tra il 3 e il 15% della somma non dichiarata. In caso di asset detenuti in Paesi inclusi nelle Black List fiscali si parla addirittura del doppio: dal 6 al 30%.
  • Acconti versati: un’altra svista frequente riguarda l’indicazione dei versamenti già effettuati. Gli importi, effettuati tramite P24 sia lo scorso anno che nel 2026, devono correttamente figurare nei Quadri RN. Importante, in questo caso, fare una differenziazione. Se si dichiara un acconto in meno, c’è il rischio di pagare un’imposta finale superiore a quella effettiva, dovendo poi ricorrere a una dichiarazione integrativa per recuperare la somma. Se, al contrario, si inserisce un acconto superiore, il Fisco rileverà la discrepanza tramite controlli automatizzati, emettendo cartelle esattoriali per riscuotere la cifra mancante.
  • Adesione al Concordato preventivo biennale: i titolari di partita IVA possono aderire alla proposta di concordato fiscale di Agenzia delle Entrate utilizzando il modello Redditi, all’interno della sezione dedicata agli ISA. Questa scelta impegna il contribuente per due anni: la mancata selezione dell’apposita casella preclude sia l’accesso al regime premiale sia la possibilità di poter ricorrere alla misura agevolata del ravvedimento speciale.
  • Spese detraibili al 19% e tracciabilità dei pagamenti: Sul fronte dei bonus e dei coefficienti di detrazione, l’attenzione deve focalizzarsi sulle modalità di saldo. Escludendo le prestazioni sanitarie e l’acquisto di farmaci/dispositivi, la legge impone che tutte le altre spese devono essere tracciabili. Ossia con bancomat, carta di credito, bonifico o applicazioni dedicate. Portare in detrazione una spesa pagata in contanti comporta la decadenza dal beneficio.
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