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Riscaldamento condominiale di notte: regole, orari e casi speciali

Le normative che regolano l’uso dei termosifoni centralizzati nelle ore notturne: ecco tutto quello che c’è da sapere

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La gestione del riscaldamento centralizzato nei mesi invernali è da sempre terreno di scontro e dubbi all’interno dei condomini. Al contrario di ciò che molti credono, non esiste alcun testo legislativo che impone lo spegnimento dei dispositivi durante le ore notturne.

La scelta di spegnere o mantenere accesa la centrale termica dipende dall’autonomia decisionale del palazzo. Prima di stabilire eventuali orari, i condomini devono pertanto muoversi su tre livelli di verifica: consultare il regolamento condominiale, esaminare l’accordo in essere con la ditta che ha in gestione l’impianto e, infine, formalizzare la decisione con una delibera assembleare. Data la natura tecnica della materia, è bene avvalersi della perizia di un termotecnico, così da avere un’idea chiara dell’impatto economico.

Ma quali sono le regole da seguire?

Come abbiamo visto, nessuna norma impone lo spegnimento durante le ore notturne. La legge, tuttavia, si interessa della potenza massima erogabile. È su questo aspetto che impone dei paletti. L’Italia è divisa in aree geografiche (zone climatiche), a ciascuna delle quali è assegnato un monte ore giornaliero in cui i termosifoni possono essere sfruttati a pieno regime. In queste fasce orarie, la temperatura negli appartamenti deve attestarsi sui 20 °C (con un margine di tolleranza di 2 °C).

Durante le ore che non sono incluse in questa fascia, l’impianto può continuare a funzionare in modalità ridotta. Invece di spegnersi del tutto, la caldaia lavora a basso carico per preservare il calore all’interno dell’edificio e ripartire la mattina senza bruschi stacchi.

Ci sono poi delle deroghe indicate nel decreto del Presidente della Repubblica 74/2013, articolo 4, comma 6. All’interno del decreto vengono indicate quelle condizioni in cui le centrali termiche possono derogare ai limiti orari tradizionali e rimanere accese h24:

  • Centrali termiche “intelligenti” (con sonda esterna): Sono i sistemi condominiali che leggono la temperatura esterna tramite un sensore e regolano il calore di conseguenza. Per restare accesi giorno e notte, devono avere un timer impostato su due livelli e una taratura che non faccia superare i 16 °C – prevista una tolleranza di 2 °C – nelle ore di buio;
  • Condomini con gestione autonoma (Contabilizzazione): Se il palazzo è moderno (o adeguato alle ultime normative) e ogni appartamento è dotato di valvole termostatiche e contabilizzatori sui radiatori, il limite orario decade. Il motivo? Ogni singolo proprietario ha già il potere di decidere quando e quanto riscaldare le proprie stanze tramite il proprio termostato;
  • Appartamenti con caldaia autonoma: Chi ha un impianto indipendente non deve sottostare agli orari condominiali, a patto di utilizzare un cronotermostato programmabile su almeno due livelli di temperatura (giorno/notte), che permetta di spegnere o ridurre il calore quando non serve;
  • Contratti di “Servizio Energia”: Si tratta di quei condomini che non comprano direttamente il gas, ma acquistano il “servizio di comfort termico” da una ditta esterna. Anche in questo caso le 24 ore sono permesse, ma l’azienda ha l’obbligo contrattuale di abbassare la potenza dell’impianto di notte, rispettando il tetto massimo dei 16 °C.

In conclusione, rispettando le regole vigenti, optare per l’attenuazione notturna, anziché il totale spegnimento, potrebbe risultare una scelta addirittura migliore. Lo spegnimento completo porta al raffreddamento di tubature, pareti e, in linea di massima, abitazioni. Ne consegue che al mattino, quando l’impianto viene rimesso in funzione, lo sforzo sarà maggiore, cosa che aumenterà i consumi.

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