C’è un confine netto tra la tutela dell’ordine pubblico e l’accertamento dei verbali stradali: a tracciarlo è stato Garante della Privacy, che con il suo ultimo pronunciamento ha ammonito un’amministrazione comunale rea di essersi servita delle telecamere di sicurezza urbana per contestare una violazione del Codice della Strada.
A destare l’attenzione dell’Authority è stato il caso di un incidente automobilistico. Per ricostruire la dinamica e sanzionare uno degli automobilisti, il Comune aveva estratto i filmati registrati dai dispositivi di sicurezza di zona. Non solo: il medesimo filmato era stato poi inoltrato agli uffici della Motorizzazione civile per valutare un’eventuale revisione della patente dell’automobilista. Operazione considerata gravemente illegittima.
Il regolamento europeo GDPR (UE 2016/679) parla chiaro: i dati personali, inclusi i tratti somatici e le targhe riprese dai circuiti di videosorveglianza, vanno trattati esclusivamente per gli scopi dichiarati in origine. Nel caso specifico, l’Autorità ha riscontrato due distinte violazioni:
- Uso improprio per sanzioni amministrative: le immagini stradali ad ampio raggio nascono per contrastare la microcriminalità e garantire la sicurezza dei cittadini. Cambiarne la destinazione d’uso senza un’adeguata copertura normativa viola apertamente i principi di trasparenza, correttezza e liceità.
- Trasmissione illecita a terzi: l’invio del file video alla Motorizzazione priva di un’espressa previsione di legge costituisce un ulteriore passaggio privo di idonea base giuridica.
Senza un quadro normativo dedicato, convertire quei video in prove per contravvenzioni stradali trasforma una misura di protezione in un controllo indiscriminato.
Non si tratta di un divieto assoluto, ma di un vincolo legale ben preciso. Il Garante evidenzia che per utilizzare tali filmati a scopo sanzionatorio servirebbe una legge che lo autorizzi.
L’unica reale eccezione riguarda l’ambito penale. Se il sinistro in esame include un reato (come le lesioni gravi, la fuga o l’omicidio stradale), i filmati possono essere legittimamente acquisiti. In questa circostanza, infatti, entra in gioco il Codice penale.
Per quanto riguarda questo caso specifico, l’Autorità ha optato per un ammonimento nei confronti del Comune. Il segnale, però, è chiaro.
Le amministrazioni comunali devono prendere nota:
- Per multare chi passa con il rosso o supera i limiti di velocità servono appositi apparecchi – come autovelox o dispositivi per il controllo del semaforo – specifici per la rilevazione. Non è consentito attingere dall’archivio fornito dalle telecamere di videosorveglianza del quartiere;
- L’accertamento di un’infrazione stradale tramite telecamere di sicurezza urbana in assenza di reati penali resta illecito e impugnabile.
