Tempi più brevi per la liquidazione dal 2030 e stop alle rate dal 2035.
Sono queste le novità sul trattamento di fine servizio (Tfs) dei dipendenti pubblici previste nell’ultima manovra finanziaria del governo che punta a superare progressivamente i lunghi tempi di attesa e il pagamento frazionato della buonuscita.
Si tratta di una riforma molto attesa, soprattutto dopo i ripetuti richiami della Corte Costituzionale, che da anni sollecita il legislatore a intervenire sulle modalità di erogazione del Tfs.
Ma cosa potrebbe cambiare concretamente per i dipendenti pubblici? E quando sarebbe possibile ricevere l’intera liquidazione senza attendere anni?
Entriamo più nel dettaglio.
Tempi di attesa
La riforma contenuta nella manovra finanziaria del governo prevede una riduzione progressiva dei mesi di attesa per l’erogazione della prima tranche, con l’obiettivo di azzerare i differimenti iniziali entro il 2030.
Attualmente i dipendenti pubblici che vanno in quiescenza per raggiunti limiti di età o per anzianità di servizio devono attendere un periodo di differimento di 12 mesi a cui si aggiungono i tempi tecnici per il pagamento della liquidazione, mentre per coloro i quali lasciano il lavoro attraverso l’istituto delle dimissioni volontarie o del pensionamento anticipato, le tempistiche si allungano e possono arrivare fino ai 24 mesi.
Già nella Legge di Bilancio 2026 il governo era intervenuto con una riduzione ce prevedeva il passaggio da 12 a 9 mesi a partire dal 1° gennaio 2027 per chi matura i requisiti pensionistici da quella data, nei casi di cessazione per raggiungimento dei limiti di età o di servizio.
L’ultima manovra prevede un’ulteriore riduzione seppur graduale, diminuendo l’attesa a sei mesi nel 2028 e a tre mesi nel 2029, per poi arrivare all’azzeramento a partire dal 2030. Occorre fare attenzione, però, perché l’azzeramento del differimento non significa che i soldi arriveranno sul conto il giorno stesso dell’addio al lavoro, poiché resteranno comunque necessari i normali tempi tecnici da parte dell’Inps per lavorare ed evadere la pratica amministrativa.
Inoltre la velocizzazione non riguarderà tutte le forme di uscita perché chi sceglie le dimissioni volontarie o accede alla pensione anticipata, infatti, non beneficerà automaticamente di questo nuovo calendario accelerato.
Pagamenti
Oltre ai tempi di attesa, la Manovra interviene anche sul pagamento rateale della liquidazione.
Attualmente il trattamento di fine servizio viene erogato in un’unica soluzione solo se la somma spettante al lavoratore che va in pensione non supera i 50mila euro, mentre per cifre superiori scatta la suddivisione in due o tre rate annuali a distanza di dodici mesi l’una dall’altra.
La manovra finanziaria prevede di innalzare progressivamente la soglia del pagamento unico, che salirà a 60mila euro nel 2031, a 70mila euro nel 2032, a 80mila euro nel 2033 e a 90mila euro nel 2034.
Infine, a partire dal 2035 la rateizzazione sparirà del modo definitivo, permettendo a chi maturerà i requisiti da quel momento in poi di incassare l’intero importo della buonuscita in un’unica soluzione, fatte salve le tempistiche tecniche dell’Inps.
