Dalla mondovisione olimpica all'Arena di Verona. Giovanni Andrea Zanon, violinista ventottenne di Castelfranco Veneto, all'Arena sarà protagonista il 18 e 19 agosto di due concerti immersivi firmati Balich Wonder Studio, dedicati a Paganini e Vivaldi.
Dopo la serata per le Olimpiadi le è cambiata la vita?
"Sono stato sommerso da richieste. Però le ho rifiutate tutte, anche una estremamente appetitosa. Sono un violinista di classica, e tale voglio rimanere. Mi basta aver dimostrato che la musica classica può parlare ai giovani".
Spesso si dice il contrario
"Perché la classica viene raccontata male. Marco Balich ha avuto il coraggio di mettere un violino classico al centro di un evento visto in tutto il mondo. Quando presenti questa musica in modo coinvolgente, i ragazzi rispondono".
È questo il senso dei prossimi concerti a Verona?
"Sì. La cosa bella è che si possono portare migliaia di giovani ad ascoltare Vivaldi o Paganini senza tradire una nota".
Lei va nelle scuole...
"Con il festival di musica da camera ad Arezzo entriamo nelle classi prima dei concerti. Parliamo, rispondiamo alle domande. E funziona: su 120 studenti incontrati ogni settimana, circa 80 poi vengono ai concerti. La curiosità c'è. Va accesa".
A sedici anni è partito per New York. Lo rifarebbe?
"Sì. Ma non raccontiamo solo la parte romantica. Quando fai quella scelta perdi una fetta di adolescenza. Gli amici, il pallone, una certa normalità. Nel mio caso i risultati hanno compensato i sacrifici. Non per tutti va così".
Il talento non basta
"Ci sono musicisti eccezionali che non riescono a emergere. Conta anche incontrare la persona giusta al momento giusto. E poi, a differenza dello sport, nella musica non esiste un cronometro. Se Sinner vince nove volte su dieci, deduciamo che è il più forte. Nel nostro mondo tutto è più opinabile".
E adesso?
"Studio. Vivaldi, Paganini, Beethoven. Cerco di non superare i trenta concerti l'anno. Una carriera lunga si costruisce anche sapendo dire di no".