Colpo al gruppo xenofobo: i neofascisti che odiano i romeni ma anche Bush

I carabinieri del Ros arrestano 5 esponenti di "Militia". Indagato anche l’ideologo, ha 16 anni: "Mente finissima"

Roma - Più che a un’organizzazione paramilitare ispirata al mostro norvegese Anders Breivik o all’omicida-suicida Gianluca Casseri di Casapound a Firenze, «Militia Christi» non faceva della violenza la sua arma di proselitismo. Straparlava al telefono, imbrattava i muri, faceva uso di volantini e striscioni. Il credo ideologico si ispirava all’odio razziale, al disprezzo per ebrei e romeni, alla contrapposizione con il «traditore» Fini o a «quest’ambiente politico di destra che lecca il deretano di “Papi” Silvio». Le istituzioni statali non erano un problema, non le riconoscevano proprio.

I crociati della «Militia» arrestati ieri dal Ros in straordinaria coincidenza con la mattanza dei senegalesi al mercato fiorentino di San Lorenzo, si muovevano contro tutti e tutto, «destre e sinistre». Lodavano la lotta di Hamas, l’offensiva antimperialista, la curva nord dove avevano in mente di creare il gruppo ultras «Militia Laziale», essendo stato il suo leader storico, Maurizio Boccacci, 54 anni, protagonista di scontri allo stadio. Con lui, che fu la mente del «Movimento politico occidentale», in carcere sono finiti Stefano Schiavulli, 26 anni, Giuseppe Pieristè, 54 anni, Massimiliano De Simone, 41 anni, e Daniele Gambetti, 26 anni. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, violazione della legge Mancino, diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, apologia del fascismo, deturpamento di cose altrui, procurato allarme, minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti. Tra gli undici indagati anche un giovane di 16 anni definito l’ideologo dell’organizzazione («Ho con noi questo sedicenne napoletano che ha una mente finissima, mi ha comunicato questa mattina una prima bozza di relazione ti dico eccezionale...altro che chiacchiere, avremo un giovanissimo che chiamerà a raccolta», diceva Pieristè al telefono a Schiavulli).

Quelli di «Militia», definita un’organizzazione «politica di stampo nazional rivoluzionario», secondo quanto emerge dalle 148 pagine dell’ordinanza d’arresto, ce l’avevano con il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, contro il quale pianificavano azioni violente («è un maiale che merita di morì»), con il sindaco della capitale Gianni Alemanno, bersaglio di scritte ingiuriose al pari di Schifani e Fini. Ma tra gli obiettivi c’erano pure l’ex presidente americano George Bush e tutta la politica imperialista di Usa e Israele e i cittadini romeni. Per diffondere il loro credo utilizzavano la rivista bimestrale «Insurrezione», per svolgere attività di proselitismo e di indottrinamento politico la «Palestra popolare Primo Carnera», diventata il quartier generale di «Militia». «Agivano (Boccacci e Schiavulli in particolare) - scrive il gip Simonetta D’Alessandro - con il proposito di ricorrere alla violenza e di impiegare ordigni esplosivi per colpire gli obiettivi e di porre le basi di una “guerra rivoluzionaria” contrapponendosi alle istituzioni preposte alla repressione».

Il giudice sembra non avere dubbi: gli estremisti avevano tra i loro scopi «l’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi». Anche se gli interessati, nelle loro conversazioni intercettate su Skype, ribadivano che il loro «non era un movimento di popolo xenofobo o razzista come qualcuno cercava di farlo apparire». L’obiettivo di Boccacci&Co, si legge sempre nell’ordinanza, era quello di «creare una macrostruttura capace di aggregare altri movimenti e gruppi caratterizzati da un’affine ideologia di destra radicale proiettata a raggiungere finalità antidemocratiche, a denigrare la democrazia e le sue istituzioni, svolgendo continuativa propaganda razzista e incitamento alla discriminazione razziale». Nuovi seguaci li cercavano attraverso il volantinaggio e Skype o stringendo «alleanze con altri gruppi come “Avanguardia Lazio”».

Il 22 maggio 2010 era addirittura prevista un’«adunanza nazionale» presso la palestra, alla quale avevano aderito «non meno di 87 camerati». Ma un precedente blitz del Ros avrebbe fatto saltare la riunione che doveva gettare le basi per la costituzione di una «struttura politica più ampia». Tra le «violenze» riscontrate la ricettazione di una camicia militare rubata a un giovane di sinistra.

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