Le commissioni e la trasparenza

Si parla spesso, e tanto, di trasparenza nei servizi bancari alla clientela. Si fanno accordi tra istituti di credito, protocolli, proclami. Poi invece capita che dei costi di commissione a carico del cliente, eliminati per decreto del governo, rientrino dalla finestra, sotto altre vesti. Con un'altra forma e denominazione, ma di fatto sostituendosi a quanto appena abolito. È stato il caso, nei mesi scorsi, della 'Commissione di massimo scoperto', il costo a carico del cliente con il conto a saldo negativo, in pratica in 'rosso'. Una questione che ha agitato le acque per lunghi mesi, e che resta emblematica, nel panorama bancario italiano. Ma che non ha mai riguardato i correntisti di Banca Mediolanum. Per il semplice motivo che Mediolanum la commissione di massimo scoperto non l'ha mai applicata. E non ha mai applicato nemmeno una commissione simile, sostitutiva, o in qualche modo assimilabile.
Dopo che una legge nel gennaio scorso aveva eliminato la commissione di massimo scoperto, nel caso in cui il saldo del cliente risulti negativo per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni, gran parte delle banche aveva però introdotto subito dopo altre commissioni supplementari, ad esempio le 'commissioni di messa a disposizione di fondi', prima non previste, e che in sostanza assumevano la stessa funzione della commissione appena cancellata. Tanto che a fine giugno il governo è dovuto intervenire ancora sulla questione, annullando espressamente la possibilità da parte delle banche di introdurre nuove spese o commissioni con lo stesso scopo o finalità di quella abolita. Nel segno della trasparenza.