La vendita via internet in Italia di almeno 8,6 tonnellate di sigarette contrabbandate illegalmente dalla Lettonia, dalla Repubblica Dominicana e dalle Filippine è al centro di un'inchiesta della Procura che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 23 italiani. Tra gli imputati figurano gli ideatori del mercato nero che si allargava in tutta l'Europa e gli Usa, nonché gli acquirenti che hanno comprato le sigarette all'ingrosso. I primi avrebbero ottenuto tra il 2005 e il 2007 solo in Italia un profitto di 10 milioni esentasse accumulato in conti correnti accesi nei paradisi fiscali della Svizzera e del Lichtenstein e reinvestito in operazioni immobiliari a Milano, nel resto della Lombardia, in Liguria e in Francia. Formalmente il reato contestato è la violazione del testo unico sul contrabbando per le compravendite avvenute nel nostro Paese con l'aggravante della transnazionalità per i promotori «perché commesso da un gruppo criminale organizzato che ha operato in più nazioni e inoltre ha utilizzato, nell'illecità attività, mezzi di trasporto altrui (enti postali lettoni, svizzeri e italiani)», si legge nel capo di imputazione. Secondo il pubblico ministero Antonio Sangermano, titolare dell'inchiesta, i negozi virtuali erano stati aperti sui siti «rebelsmoke.com» per il mercato americano e «k2smoke.com» per quello europeo. Il magistrato ha inoltre ricostruito i ruoli degli organizzatori, attribuendo a un imputato la creazione di una società svizzera con sede a Castagnola intestata a un prestanome, ma di fatto utilizzata per le transazioni commerciali. V. C. avrebbe inoltre creato con due complici in Lettonia la struttura imprenditoriale necessaria a gestire l'invio dei tabacchi ai clienti europei reperit sul web, attraverso un'altra società deputata all'importazione della sigarette e alla successiva rivendita, e si sarebbe occupato della gestione del denaro che transitava sempre virtualmente su internet.
Un altro imputato, manager director della società svizzera, avrebbe pianificato i rapporti commerciali con i clienti italiani e stranieri, operando in rete da due appartamenti in via Montevideo 19 e via Ludovico il Moro 11 e con altri due complici avrebbe realizzato i due «siti-negozi».Il contrabbando di sigarette finisce su internet: inchiesta
Il pm chiede il rinvio a giudizio di 23 italiani che che avevano messo in commercio sul web 8,3 tonnellate di «bionde» arrivate dalla Lettonia, dalla Repubblica Dominicana e dalle Filippine. Un business da 10 milioni in due anni
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