L’Università Iulm avrà un suo hub dedicato alla ricerca, alla sostenibilità digitale e al trasferimento tecnologico alle imprese. Un laboratorio aperto, dove invitare le Pmi a confrontarsi e a sperimentare, che fornirà dati, analisi e strumenti per governare l’impatto, anche umano, delle innovazioni. E che cercherà di rispondere a una domanda: il digitale è davvero sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale? «Non possiamo sapere quali sono gli effetti di una tecnologia fin quando non la conosciamo abbastanza» spiega il prof Andrea Carignani, che è il coordinatore scientifico del nuovo Human-Centric Digital Sustainability Hub della Iulm, uno spazio che nascerà anche grazie al finanziamento di 1,5 milioni di euro della Regione Lombardia tramite un bando che aveva l’obiettivo di sostenere infrastrutture per il trasferimento tecnologico alle imprese.
Molti dei nostri gesti ormai abituali comportano consumi non sempre conosciuti. La rete blockchain di Bitcoin, per esempio, richiede ogni anno una quantità di energia elettrica paragonabile a quella che usa nello stesso periodo uno Stato come la Polonia. Anche «scrollare» reel su Instagram necessita di energia, così come l’intelligenza artificiale: secondo alcune stime, consultare un chatbot di Ai per circa 20 minuti, a seconda del numero e del tipo di richieste, può arrivare a comportare consumi idrici per mezzo litro d’acqua. «La trasformazione digitale non può essere valutata solo in termini di efficienza o performance - aggiunge Carignani -. Occorre comprenderne l’impatto sulle persone, sui modelli di lavoro e sulla qualità dell’interazione tra individui e tecnologie». Ad ogni modo, Carignani ci tiene anche a sottolineare che «non vogliamo in nessun modo bloccare il progresso o demonizzare la tecnologia ma quello che manca è il senso del digitale - osserva -. Ci sono tecnologie che ottimizzano il reale, e sono quasi sempre positive. Poi ci sono quelle che sostituiscono il reale, che possono essere rischiose se finalizzate a meccanismi di business. E, infine, ci sono quelle che amplificano il reale e qui il pericolo si innalza parecchio».
