Le coop battono la crisi: occupazione in aumento del 2% nel 2009

Il presidente di Confcooperative, Luigi Marino, smorza i facili entusiasmi: «Abbiamo fatto meglio delle società di capitali, ma occorre una tregua salariale perché la ripresa sarà lenta e i costi non si possono scaricare sui prezzi di vendita».

ROMA - Le cooperative battono la crisi. Nel 2009 gli occupati del settore sono aumentati del 2 per cento. Un dato che deriva dalla vivacità del comparto mutualistico: ogni anno, infatti, nascono circa 8mila cooperative.
Nel complesso la cooperazione, ha spiegato il presidente di Confcooperative Luigi Marino nel corso dell'ultima assemblea, «ha fatto meglio delle tradizionali società di capitali». Un aiuto è giunto dal governo che ha assunto «misure essenziali e tempestive» nel pieno della crisi. Uno tsunami che ha però colpito meno «chi ha perseguito crescita dimensionale ed export».
«Due anni fa all'inizio della fase recessiva - ha aggiunto Marino - avevamo invitato le cooperative a sacrificare gli utili, se necessario, ma a salvaguardare l'occupazione». I profitti nel biennio si sono quasi dimezzati ma contestualmente l'occupazione cooperativa italiana (1,2 milioni di addetti senza considerare co.co.pro. e prestazioni professionali) nel terribile 2009 è aumentata del 2% portando il totale complessivo dell'ultimo decennio a un +37 per cento.
Per quanto riguarda le previsioni future, ha concluso Marino, «le aspettative dei cooperatori sono orientate alla ripresa» anche se sarà «lenta, graduale, con traiettorie differenti da settore a settore».
Il problema più stringente, però, è il rapporto con il credito che «non si è normalizzato e costituisce tuttora una criticità diffusa per le piccole e medie imprese».

La debolezza della domanda e il sovradimensionamento della capacità produttiva, infine, hanno indotto le coop a interrogarsi sull'opportunità di una «tregua salariale» considerato che l'aumento dei costi non è trasferibile sui prezzi.

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