Così la donna di Armani conquista la Luna

ParigiArmani ha la luna? Di certo non storta visto che ieri sera ha incantato Parigi con un’indimenticabile collezione Privè dedicata all’astro della notte e alla sua struggente bellezza. «Siamo tutti stregati dalla luna, dai suoi colori freddi e iridescenti, da quel suo intrigante legame con la femminilità. Ho preso gli elementi portanti del fascino lunare per creare la magia dell’alta moda» spiega Re Giorgio nel backstage di questa portentosa sfilata che prende una distanza in tutti sensi siderale dagli obsoleti riti della couture parigina. «I francesi cominciano ad aver paura» commenta infatti il più famoso dei nostri stilisti a proposito dell’arbitraria decisione di Dior che spostando l’orario dei propri défilé l’ha costretto a sfilare a tarda sera.
Non resta che dire peggio per loro perché stavolta Armani ha veramente fatto qualcosa che profuma di futuro. La mistica dell’atelier intesa come ore, giorni e mesi passati a cucire i vestiti più costosi e spettacolari del mondo, nel Privè diventa quindi secondaria alla ricerca di nuovi materiali che hanno e danno il senso della contemporaneità. È il caso per esempio dei tessuti con superfici che ricordano la crosta lunare: broccati tecnici, sete laminate, crepe doppiato con fili di seta e nylon per dare un aspetto evanescente perfino ai modelli più elaborati. Ma è anche il caso delle paillette spalmate con una speciale polvere di cristallo che le rende opache e al tempo stesso iridescenti come un raggio di luna nelle notti terse in alta montagna. Ce ne sono 5000 di misure diverse e ovviamente cucite una per una a mano sul poetico abito con i colori dell’aurora boreale. «Questa non è un’alta moda per donne abbronzate» dice Armani sorridente e in forma. In effetti la collezione è tutta un gioco di sfumature fredde che si scaldano con la pelle pallida, ma non manca neppure il lato oscuro della luna straordinariamente rappresentato dal fulminante tailleur pantaloni. «A me spiace un po’ che l’uomo sia andato sulla luna» confessa quasi con una vena di nostalgia.
Lui stesso dichiara di aver guardato al lavoro del primo Cardin nel delineare le forme tondeggianti dei modelli a cominciare dall’abito nero con uno spicchio di luna bianco che spunta sul fianco per non parlare delle giacche accostate al corpo eppure rotonde. Così quando all’ingresso della sfilata di Dior abbiamo incontrato l’anziano designer di origini italiane, gli abbiamo subito spifferato il segreto sentendoci dire: «Ma che onore, ma che gentile, comunque più bravo di me a fare lo stile spaziale è stato Courreges». John Galliano dedica l’alta moda Dior della prossima estate allo stile di Charley James, designer americano dei primi del ’900 e all’eccentricità di Millicent Rogers, la miliardaria capace di mescolare colori impossibili come il rosa Magenta e il verde petrolio con risultati indicibili.
Sono proprio gli abbinamenti insoliti e sofisticatissimi la cosa più riuscita di questa collezione. Forse la verità è che Galliano sta facendo sui volumi esasperati ed esasperanti delle gonne del New Look lo stesso tipo di ricerca che ha fatto sulla storica giacca Bar. E incanta le ricche clienti della couture con questa collezione-caleidoscopio. Del resto le poche signore che ancora si possono permettere simili meraviglie vengono trattate in guanti bianchi. Così quando all’ingresso di Dior inciampa e cade la baronessa Myriam Ullens De Schooten, moglie del magnate belga che tra l’altro possiede la Weight Watchers, si mobilita l’intero staff della maison. La stessa gente fa poi attraversare la passerella ad Anna Wintour mentre ancora sfilano le modelle. Non è dato sapere il motivo di tanta agitazione, ma certo fa un po’ ridere tutto questo cinema mentre fuori una coppia di artisti di strada viene rudemente allontanato. «Queste cose costano il prezzo del desiderio» dice Bruno Frisoni presentando i preziosissimi pezzi unici creati per Roger Vivier: borse e scarpe a metà strada tra il gioiello, la scultura e il pezzo unico capolavoro.
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