Si parla di crisi e al Pirellone scatta la protesta. Fuori dal palazzo, mentre il consiglio discute sui «problemi inerenti la situazione industriale regionale», manifestano i lavoratori delle aziende in crisi, parte il lancio di uova. In aula interviene Roberto Formigoni: «L’economia lombarda fatica a ritrovare un ritmo di crescita soddisfacente che consenta di tornare al più presto ai valori pre-crisi». Il presidente della Regione si mostra allarmato dalle turbolenze finanziarie a causa della «maggiore esposizione dell’economia lombarda sui mercati globali».
I dati raccontano una situazione lombarda difficile, ma molto migliore rispetto a quella del resto del Paese. L’indicatore Eurostat di deprivazione è quasi la metà di quello nazionale: 8,8 contro 15,2. In base al rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia, a cura di Caritas e Fondazione Zancan (citato da Mario Sala nel suo intervento) in Lombardia l’incidenza della povertà relativa è inferiore alla media nazionale e in controtendenza in rapporto alla crisi. Si legge: «Mentre nel 2009 la povertà coinvolgeva il 4,4 per cento delle famiglie residenti, nel 2010 solo il 4 per cento. Nel quadro complessivo nazionale la Lombardia risulta la regione meno povera d’Italia, seguita dall’Emilia Romagna e dall’Umbria. Di contro la Basilicata, la Sicilia e la Calabria risultano le regioni più povere».
Insomma, dati molto meno allarmanti che altrove. «Ma la povertà diminuisce e il disagio aumenta» sintetizza Sala, presidente della commissione Attività produttive. Gli indicatori di povertà e disagio socio-economico segnalano che il 10,9 per cento delle famiglie lombarde arriva a fine mese con molta difficoltà (il dato nazionale è del 15,3%), il 4,6 per cento non riesce a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni (nel resto d’Italia il 6,6%), il 4,4% non riesce a riscaldare la casa adeguatamente (il dato italiano è ben oltre il doppio: 10,6%). E ancora: in Lombardia il 23,9 per cento delle famiglie non riesce a sostenere spese impreviste di 750 euro (in Italia il 33,3%).
E veniamo all’indicatore Eurostat di deprivazione, come dicevamo all’8,8 contro il 15,2 nazionale. La percentuale segnala il numero di famiglie che concentrano almeno tre delle seguenti situazioni di disagio: non riuscire a sostenere spese impreviste; non potersi permettere una settimana di ferie l’anno; avere arretrati come mutuo o bollette; non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni; non potersi permettere di riscaldare adeguatamente l’abitazione; non potersi permettere la lavatrice o la tv a colori o il telefono o l’automobile. In Lombardia questa situazione di deprivazione tocca l’8, 8 per cento delle famiglie.
Nel corso del dibattito tre operai dalla balconata del pubblico cercano di esporre uno striscione, protestano contro «gli stipendi d’oro», urlano «vergogna». A presiedere è la vicepresidente del consiglio, la pd Sara Valmaggi. Cerca di riportare la calma, ma la situazione si esaspera.
Crisi, la Lombardia regge: scende l’indice di povertà
LA RICERCA Lo stato dell’economia. Nel 2009 le famiglie indigenti erano il 4,4%, nel 2010 il 4% E le persone in difficoltà sono la metà della media nazionale
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