Nessuno sconto in appello per Roberto Fiore, Giuliano Castellino e gli altri imputati del processo principale per l’assalto alla sede nazionale della Cgil del 9 ottobre 2021. I giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Roma hanno confermato tutte e sette le condanne pronunciate in primo grado nel dicembre 2023, accogliendo le richieste della Procura generale. Resta dunque la pena di 8 anni e 7 mesi di reclusione per Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova. Confermati 8 anni e 6 mesi per Roberto Fiore, leader del movimento, e la stessa pena per l’ex Nar Luigi Aronica. Otto anni e due mesi, invece, per gli altri quattro imputati: Luca Castellini, Salvatore Lubrano, Lorenzo Franceschi e Pamela Testa. Agli imputati sono contestati, a vario titolo, i reati di devastazione aggravata in concorso e resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata in concorso. Per Castellino, Fiore e Aronica si aggiunge anche l’accusa di istigazione a delinquere. L’episodio risale al 9 ottobre 2021, quando Roma fu attraversata dalla manifestazione contro il Green pass. A piazza del Popolo si erano radunate circa diecimila persone e nel corso della giornata una parte dei manifestanti si mosse poi verso il centro della Capitale, mentre si registravano scontri e tensioni con le forze dell’ordine. Uno dei gruppi raggiunse la sede nazionale della Cgil, in corso d’Italia, le porte dell’edificio vennero sfondate e diversi manifestanti riuscirono a entrare nei locali. Le immagini di quelle ore mostrarono i danneggiamenti all’interno della sede. Nelle carte dell’indagine finirono anche i tentativi delle forze dell’ordine di fermare l’avanzata del gruppo. Secondo la Procura, la polizia cercò di mediare con Aronica, Fiore e Castellino, indicati come tra coloro che si erano posti alla testa del corteo. Nonostante questo, i manifestanti proseguirono verso la sede sindacale. Per quei fatti il Tribunale di Roma, il 20 dicembre 2023, aveva condannato (in primo grado) tutti e sette gli imputati del filone principale. A Castellino erano stati inflitti 8 anni e 7 mesi, a Fiore e Aronica 8 anni e 6 mesi e agli altri quattro imputati 8 anni e 2 mesi. Con la lettura di quella sentenza, dal pubblico erano partite proteste, grida di “vergogna”, cori e anche alcuni saluti romani rivolti verso la Corte. Prima della decisione di oggi Fiore è intervenuto nuovamente in aula per contestare il clima che avrebbe accompagnato il procedimento. “Su questo processo c’è stata una incredibile campagna stampa a cui non è stato possibile replicare”, ha affermato, parlando di “un’atmosfera carica” e della volontà di dare “una determinata lettura” alla vicenda. Dopo la sentenza, Roberto Fiore ha annunciato il ricorso in Cassazione e ha rilanciato lo scontro sul piano politico. “Ovviamente ricorreremo in Cassazione ma più che altro faremo di questo processo una grande battaglia politica per smantellare quel Deep State che ha voluto a tutti i costi una condanna che non sta né in cielo né in terra, in un processo dove tutti gli imputati sono assolutamente innocenti”. Ha poi aggiunto: “Questa quindi diventa una battaglia politica dove dall’altra parte del Deep State c’è il popolo del 9 ottobre, i milioni di italiani che decisero di non seguire la narrativa del Covid, di non sottostare all’obbligo del green pass e che furono protagonisti in quella gloriosa giornata al fianco di Forza Nuova”.
Una battaglia che i protagonisti di questo processo accolgono per parlare di una giustizia ingiusta e una magistratura condizionata dalle forze politiche.
