I quattro indagati per l’attentato alla villetta di Sigfrido Ranucci chiedono di essere interrogati dai pm della Dda di Roma. I loro difensori hanno depositato ieri la richiesta di confronto con i magistrati. Finora gli accusati si erano sempre avvalsi della facoltà di non rispondere.
La richiesta di interrogatorio
La richiesta rappresenta dunque il primo passo verso un confronto diretto tra i quattro indagati e gli inquirenti che stanno indagando sull’attentato ai danni del conduttore di Report. I loro legali hanno formalizzato la richiesta di interrogatorio alla Direzione distrettuale antimafia di Roma.
Fino a questo momento, i quattro avevano scelto di non rispondere alle domande dei magistrati. Ora, invece, potrebbero decidere di fornire la propria versione dei fatti e chiarire alcuni aspetti dell’azione contestata loro dagli inquirenti.
La confessione di Lavitola
La svolta arriva dopo la confessione di Valter Lavitola, che ha riferito ai magistrati di avere mandato i quattro per un’azione dimostrativa, ma con modalità differenti rispetto a quelle che si sono poi verificate.
Secondo quanto riferito dall’imprenditore, infatti, l’incarico non sarebbe stato quello di piazzare una bomba davanti alla villetta di Ranucci. Lavitola avrebbe sostenuto di aver chiesto invece di sparare alcuni colpi contro il muro dell’abitazione.
Una versione che modifica dunque la ricostruzione dell’azione e sulla quale i quattro potrebbero ora fornire chiarimenti.
Il possibile mandato
Non è escluso che gli indagati, attraverso l’interrogatorio richiesto ai pm, intendano spiegare quale mandato avessero ricevuto e da chi fosse stato impartito. L’eventuale confronto con i magistrati potrebbe quindi consentire agli inquirenti di approfondire la loro ricostruzione dell’attentato e di verificare quanto riferito da Lavitola.
La richiesta dei difensori arriva in una fase delicata dell’inchiesta, dopo che la confessione dell’imprenditore ha introdotto una versione diversa sulle modalità con cui avrebbe dovuto essere realizzata l’azione davanti alla casa di Ranucci.
