È su hard disk, pen drive, manoscritti e telefoni cellulari sequestrati a Valter Lavitola durante la perquisizione domiciliare che gli investigatori del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma e i magistrati della Procura capitolina si sono concentrati. Il materiale informatico è al centro degli approfondimenti tecnici nell'inchiesta che vede l'ex direttore dell'Avanti, oggi ristoratore, indagato per tentata strage e associazione per delinquere di tipo mafioso, con l'accusa di essere il presunto mandante dell'attentato dinamitardo contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025 nel comune di Pomezia. Gli accertamenti si concentrano sull'eventuale presenza di documenti, conversazioni, file, contatti e dati di geolocalizzazione che possano chiarire i rapporti tra i protagonisti della vicenda e ricostruire gli spostamenti e le comunicazioni precedenti all'esplosione. Gli investigatori stanno inoltre verificando il contenuto dei dispositivi alla ricerca di eventuali elementi utili a confermare o escludere la ricostruzione formulata dalla Procura. Solo 24 ore prima Lavitola è comparso davanti al procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi. Convocato ai sensi dell'articolo 375 del codice di procedura penale, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati, ma ha reso lunghe dichiarazioni spontanee per respingere ogni accusa. L'interrogatorio, durato circa due ore, si è concluso senza dichiarazioni ai cronisti da parte dell'indagato.Assistito dall'avvocato Sergio Cola, Lavitola ha sostenuto di essere del tutto estraneo ai fatti, ribadendo che il rapporto di amicizia con Ranucci, descritto come stretto e quasi quotidiano, sarebbe incompatibile con l'ipotesi investigativa che lo individua come mandante dell'attentato. La difesa ha inoltre escluso qualsiasi coinvolgimento del collaboratore Gomez, definito "come un figlio", spiegando che la sua permanenza in Camerun sarebbe legata a un progetto sul carbon credit riconducibile a Lavitola e documentabile attraverso i movimenti di viaggio. L'avvocato Cola ha poi contestato anche il rilievo attribuito dagli investigatori alla presenza del suo assistito nei pressi dell'abitazione di Ranucci il 15 settembre 2025, circa un mese prima dell'attentato. Secondo la difesa, quella visita sarebbe riconducibile ai consolidati rapporti personali tra i due e, nello stesso giorno, Lavitola sarebbe partito per l'Argentina. La difesa si è detta pronta a un nuovo interrogatorio non appena potrà esaminare gli atti d'indagine.
Nel frattempo proseguono gli accertamenti tecnici sul materiale sequestrato, considerato uno dei principali filoni investigativi dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Roma. Sul caso è intervenuto anche l'avvocato Roberto De Vita, legale di Ranucci, invitando ad attendere l'esito delle indagini ed evitando ricostruzioni premature.