La verità sulla morte di David Rossi passa dall’audizione di un capo mafia. L’Ufficio di Presidenza della commissione parlamentare che indaga sulla strana morte del manager Mps volato dalla finestra il 6 marzo 2013 ha deciso di avviare le procedure per convocare ai primi di settembre Nicolino Grande Aracri, boss dell’omonimo clan di ’ndrangheta in galera al 41-bis.
Ad annunciarlo è il presidente Gianluca Vinci (Fdi), che si è convinto a indagare sulla pista che collega il probabile omicidio di Rossi secondo le perizie alle recenti dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cortese, in attesa dell’audizione di un altro pentito, Giuseppe Giglio. Come scoperto da Nicola Borzi allora al Sole24Ore sul cellulare di David Rossi c’era un numero che faceva riferimento a un libretto bancario di un istituto della bassa Mantovana nel quale avevano i conti i prestanome della cosca egemone nel Reggiano. «Riteniamo che questa audizione possa essere importante – ha spiegato Vinci a Radio Siena Tv – per chiarire eventuali contatti nella bassa Mantovana e l’utilizzo di una valigetta riconducibile al clan Grande Aracri. Ricordiamo che al suo interno era custodito un titolo di credito con un numero ritrovato sul cellulare di David Rossi la sera della sua morte».
Secondo il presidente della Commissione, l’audizione potrebbe rappresentare un tassello significativo di un filone investigativo sul quale sono già stati raccolti diversi riscontri grazie alle precedenti testimonianze.
Ad aver costretto la Procura e la commissione d’inchiesta a riaprire le indagini erano state le Iene Antonino Monteleone e il suo autore Marco Occhipinti, recentemente condannati a Genova per aver accostato l’insabbiamento delle indagini di Siena e della stessa procura genovese ai festini ai quali avrebbero partecipato sia Rossi, sia i magistrati che indagarono sulla sua morte - liquidata sin da subito come suicidio - sia il colonnello dei carabinieri Pasquale Aglieco che ha confermato l’inquinamento della scena del delitto immortalato in un video girato dalla polizia prima e dopo l’arrivo degli inquirenti.
Nei prossimi giorni la commissione ascolterà il portiere in servizio il 6 marzo 2013 alla Rocca, Massimo Riccucci, e Giancarlo Filippone, dipendente Mps e amico di Rossi, già sentiti nella precedente Commissione parlamentare della XVIII legislatura ma, questa volta, nella forma della testimonianza, che impone l’obbligo di dire la verità. «L’obiettivo – ha spiegato Vinci – è approfondire alcuni particolari emersi nel corso dell’inchiesta con uno strumento che riteniamo particolarmente utile».
