La guerriglia dei No Tav in Val di Susa di sabato pomeriggio segnerà uno spartiacque tra un prima e un dopo. Gli antagonisti hanno attuato per la prima volta strategie militari e sono comportamenti “di una gravità straordinaria”, ha detto Francesco Saluzzo, ex procuratore generale di Torino, sottolineando che serve “un reato ad hoc con pene molto severe”. Così ha dichiarato in un’intervista esclusiva ad Adnkronos, sottolineando che nel caso in cui sia confermata la regia di Askatasuna, questa “sarebbe certamente una vendetta per lo sgombero”.
Secondo Saluzzo “i fatti di questi giorni hanno rappresentato un salto di qualità anche dal punto di vista della tattica, della strategia che è stata veramente militare e per i danni ingenti che hanno provocato, non solo ai cantieri ma anche alle forze dell’ordine contro le quali si è toccato l’apice rispetto a tutti gli altri scontri che ci sono stati in Val Susa negli anni precedenti”. Saluzzo si è detto dubbioso dell’applicazione dell’aggravante del terrorismo e lo era anche quando ha firmato “il ricorso in Cassazione, ma ero appena arrivato in procura generale e non volevo smentire la linea del mio predecessore e del procuratore della Repubblica che si erano molto impegnati”. Questo perché, ha aggiunto, “già il Riesame e la Cassazione in sede cautelare avevano detto di no, ma abbiamo insistito e allora la Cassazione ha spiegato che è un fenomeno circoscritto quanto alle finalità perché il terrorismo si prefigge di sovvertire le regole dello Stato. In questo caso astrattamente si potrebbe individuare il carattere strategico ed europeo dell’opera come un interesse nazionale e ipotizzare l’attentato all’interesse nazionale ma è qualcosa di talmente sfumato che io sono sicuro che se tornassimo anche oggi sui nuovi fatti in Cassazione avremmo di nuovo una risposta negativa”.
L’ex pg ha sottolineato che “siamo di fronte a comportamenti che sono di una gravità straordinaria per i quali occorrerebbe prevedere anche normativamente una via di mezzo fra la devastazione e il saccheggio, che poi nessuno ci riconosce mai, anche quando c’è. I processi si traducono alla fine in resistenza, lesioni, portando a pene pressoché ridicole, bassissime”. Per Saluzzo “ci vorrebbe una figura criminosa specifica con pene molto severe, fra questi reati che mostrano un po’ il fianco debole e i reati di terrorismo”. Per nolui serve l’istituzione di un reato ad hoc, anche perché “il codice è ancora quello del 1930 e nel 1930, al di là del terrorismo che veniva pensato più come terrorismo internazionale e della sovversione armata, nessuno andava a pensare che ci potesse essere una sommossa di piazza in questi termini su un’opera pubblica”
