Per capire l’inchiesta che ha portato Aurelio e Luigi De Laurentiis nel registro degli indagati della Procura di Bari bisogna partire dai conti della società biancorossa, ma soprattutto da un’operazione di mercato risalente all’estate del 2023, la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli. Due club diversi, ma entrambi riconducibili alla stessa proprietà, la Filmauro della famiglia De Laurentiis. È attorno a quel trasferimento che si concentra uno dei capitoli principali dell’indagine esplosa il 7 luglio 2026 con le perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro a Roma. Ma l’operazione Caprile si inserisce in un quadro molto più ampio, fatto di bilanci in perdita, di un deficit patrimoniale diventato sempre più pesante e di una situazione economica che, secondo la ricostruzione degli investigatori, si sarebbe aggravata nel corso degli anni. Aurelio De Laurentiis, presidente del consiglio di amministrazione del Napoli e legale rappresentante della Filmauro, e il figlio Luigi, amministratore unico del Bari, sono indagati dalla Procura del capoluogo pugliese. Le ipotesi di reato riguardano le false comunicazioni sociali in relazione al bilancio 2024 della società biancorossa e diverse fattispecie di bancarotta fraudolenta. Le accuse sono allo stato delle indagini preliminari e dovranno essere sottoposte alle verifiche previste dal procedimento giudiziario.
Da dove nasce l'inchiesta sul Bari
L’indagine non riguarda soltanto la cessione di Caprile. Il quadro investigativo nasce dagli approfondimenti sulla situazione economica e finanziaria della SSC Bari. Secondo quanto emerso il 7 luglio, il procedimento è collegato alla richiesta avanzata dalla Procura di Bari di apertura della procedura di liquidazione giudiziale della società sportiva, quella che prima della riforma veniva comunemente definita procedura fallimentare. La richiesta è stata presentata sulla base della situazione di insolvenza contestata alla società. A coordinare l’inchiesta è il procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi. Le indagini sono condotte dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza. Gli accertamenti hanno riguardato i bilanci della società barese, le note integrative e le relazioni sulla gestione. La documentazione contabile è stata sottoposta ad approfondimenti e consulenze tecniche. Un passaggio decisivo, secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, è rappresentato da una consulenza tecnica depositata alla fine di maggio 2026, dopo la retrocessione del Bari in Serie C. È da questo lavoro di analisi dei conti che il quadro investigativo avrebbe preso forma fino ad arrivare alle perquisizioni del 7 luglio. Secondo gli investigatori, tra il 2019 e il 2025 la società avrebbe accumulato perdite per circa 30 milioni di euro e una consistente esposizione debitoria. Dagli approfondimenti sui documenti societari sarebbe emerso un quadro definito di "perdita sistemica", accompagnato da un "rilevante deficit patrimoniale" e da una "consistente esposizione debitoria, in assenza di un concreto piano di riequilibrio". È in questo contesto che gli inquirenti hanno iniziato a esaminare anche le singole operazioni compiute dalla società negli anni precedenti. E una di queste ha portato direttamente da Bari a Napoli.
Il 2021 e il buco da 7,5 milioni
Nella ricostruzione della Procura c’è un passaggio che precede di due anni la cessione di Caprile. Nel 2021 il Bari aveva chiuso un esercizio con una perdita di circa 7,5 milioni di euro. Il dato trova riscontro anche nelle analisi pubbliche del bilancio della società, l’esercizio 2020-2021 si era chiuso con una perdita di 7.458.513 euro, dopo il rosso di oltre 4 milioni dell’anno precedente. Secondo l’ipotesi riportata da Repubblica, ad Aurelio e Luigi De Laurentiis viene contestata anche la bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose perché, dopo avere coperto nel 2021 quel buco da circa 7,5 milioni di euro, avrebbero continuato l’attività societaria in una condizione che gli inquirenti definiscono di "conclamato squilibrio". È uno dei profili contestati nell’inchiesta. La Procura dovrà dimostrare che la prosecuzione dell’attività, nelle condizioni economiche in cui si trovava la società, abbia contribuito ad aggravare il dissesto. La difesa, naturalmente, avrà la possibilità di contestare questa ricostruzione e di fornire una diversa lettura delle scelte compiute dalla proprietà. Quel che è documentato è che negli anni successivi i conti del Bari hanno continuato a registrare perdite.
Il Bari dei De Laurentiis e le perdite accumulate negli anni
La famiglia De Laurentiis era arrivata a Bari nell’estate del 2018, dopo la mancata iscrizione del vecchio club al campionato di Serie B. La Filmauro, già proprietaria del Napoli, aveva ottenuto il titolo sportivo per far ripartire la squadra dalla Serie D e la guida della nuova società era stata affidata a Luigi De Laurentiis. Negli anni successivi il Bari era risalito fino alla Serie B, ma i bilanci avevano progressivamente accumulato perdite. L’esercizio 2020-2021 si era chiuso con un rosso di circa 7,46 milioni di euro. Nella stagione successiva, ancora in Serie C, la perdita era stata di poco superiore ai 7 milioni. Il bilancio al 30 giugno 2023 aveva invece registrato una perdita di 2,14 milioni di euro. Nel frattempo, sul campo, il Bari aveva vissuto il momento sportivamente più importante dell’intera gestione De Laurentiis. Nella stagione 2022-2023 la squadra era arrivata a pochi minuti dalla promozione in Serie A, sfumata nella finale dei playoff contro il Cagliari. Uno dei grandi protagonisti di quella stagione era stato proprio Elia Caprile.
L'arrivo di Caprile dal Leeds
Elia Caprile era arrivato al Bari il 13 luglio 2022. Il portiere, allora ventenne, era stato acquistato a titolo definitivo dal Leeds United e aveva firmato con il club pugliese un contratto fino al giugno 2025. L’operazione era stata annunciata ufficialmente sia dal Bari sia dalla società inglese. Caprile arrivava da un’esperienza in prestito alla Pro Patria e nel giro di pochi mesi si impose come uno dei portieri più interessanti della Serie B. Nella sua unica stagione in Puglia fu tra i protagonisti della corsa del Bari fino alla finale dei playoff per la Serie A. Il suo valore sportivo aumentò e nell’estate del 2023, dopo la promozione sfumata, il giocatore lasciò la società biancorossa. La destinazione fu il Napoli. Ed è proprio la struttura economica di quel trasferimento a essere oggi al centro degli accertamenti della Procura di Bari.
La cessione al Napoli per 2,2 milioni
Nel luglio 2023 il Bari cedette Caprile al Napoli per 2,2 milioni di euro. La cifra non era stata resa nota pubblicamente al momento del trasferimento. Il valore dell’operazione è emerso successivamente dai bilanci ed è diventato pubblico nel novembre 2024, quando furono ricostruiti i costi sostenuti dal Napoli per l’acquisto di Caprile e di Walid Cheddira. I due giocatori erano costati complessivamente 5,2 milioni di euro: 3 milioni per Cheddira e 2,2 milioni per Caprile. È importante, però, distinguere ciò che appartiene all’inchiesta da ciò che non vi appartiene. Allo stato delle informazioni disponibili, la cessione contestata dalla Procura è quella di Caprile. Non risulta invece che l’operazione Cheddira sia oggetto delle accuse formulate nell’indagine esplosa il 7 luglio. Per comprendere la contestazione sul portiere bisogna tornare al precedente acquisto dal Leeds. Secondo la Guardia di Finanza, quando il Bari aveva acquistato il cartellino di Caprile dalla società inglese aveva riconosciuto al Leeds premi collegati all’eventuale aumento del valore del calciatore in caso di una successiva rivendita. Quando invece il Bari cedette il portiere al Napoli per 2,2 milioni di euro, nel luglio 2023, l’operazione sarebbe stata conclusa, secondo gli investigatori, "in assenza di qualsivoglia clausola di partecipazione al futuro plusvalore". Ed è questo uno dei punti su cui si concentra l’inchiesta.
Cosa contesta la Procura sulla cessione di Caprile
La Procura non si limita a contestare il prezzo di 2,2 milioni di euro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel bilancio 2024 della SSC Bari non sarebbero stati adeguatamente indicati i criteri utilizzati per determinare il corrispettivo della cessione e per valutare il possibile valore futuro del giocatore. La Guardia di Finanza ha spiegato che nel bilancio della società barese si ritiene siano stati "esposti fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero, ovvero omesse informazioni la cui esposizione era necessaria ai fini di una corretta valutazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società". Da qui l’ipotesi di false comunicazioni sociali relativa al bilancio dell’esercizio 2024. Ma c’è un secondo aspetto, ancora più pesante sul piano dell’indagine penale. Secondo gli inquirenti, la cessione per 2,2 milioni di euro deve essere valutata anche alla luce dell’assenza di qualsiasi clausola che consentisse al Bari di partecipare al futuro incremento di valore del calciatore. La cessione sarebbe avvenuta in un momento in cui la società biancorossa era già caratterizzata, nella ricostruzione investigativa, da "perdite sistemiche e consistente deficit patrimoniale". Secondo l’ipotesi investigativa, l’operazione avrebbe inciso sul patrimonio del Bari, che non aveva conservato alcun diritto di partecipazione al futuro plusvalore del calciatore. La cessione rientra tra le operazioni al centro delle contestazioni di bancarotta formulate dalla Procura. Secondo l’accusa, Aurelio e Luigi De Laurentiis, in concorso tra loro, avrebbero sottratto al patrimonio del Bari un bene economicamente rilevante, procurando un vantaggio alla società acquirente. Aurelio De Laurentiis viene chiamato in causa anche nella sua qualità di rappresentante della Filmauro, socio unico delle due società calcistiche. Si tratta, è bene ribadirlo, dell’ipotesi formulata dagli inquirenti. Sarà il procedimento giudiziario a stabilire se questa ricostruzione troverà conferma.
Il nodo della proprietà comune
Il trasferimento di Caprile presenta una caratteristica essenziale per comprendere l’indagine, venditore e acquirente erano due società riconducibili alla stessa proprietà. Il Bari era controllato dalla Filmauro. Anche il Napoli faceva capo alla Filmauro. Luigi De Laurentiis guidava la società pugliese, mentre Aurelio De Laurentiis era presidente del Napoli e legale rappresentante della holding di famiglia. La circostanza che venditore e acquirente fossero riconducibili alla stessa proprietà è uno degli elementi del contesto in cui viene esaminata l’operazione. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se la cessione sia stata conclusa salvaguardando gli interessi economici del Bari oppure se abbia prodotto un vantaggio per il Napoli a danno della società pugliese. L’accusa dovrà dimostrare che il valore attribuito al calciatore non fosse congruo e che l’operazione abbia effettivamente depauperato il patrimonio del Bari. La semplice appartenenza delle due società alla stessa proprietà, da sola, non costituisce naturalmente un illecito.
Da Bari a Napoli, poi il prestito all'Empoli
Dopo essere stato acquistato dal Napoli, Caprile non giocò immediatamente con la squadra partenopea. Il portiere fu mandato in prestito all’Empoli, dove proseguì il proprio percorso di crescita. Successivamente entrò nell’organico del Napoli e, nel gennaio 2025, si trasferì al Cagliari. Il passaggio definitivo alla società sarda ha rappresentato il momento in cui il valore economico del giocatore si è concretizzato. Il Cagliari lo ha acquistato per circa 8 milioni di euro. Il Cagliari lo ha acquistato per circa 8 milioni di euro. Secondo gli investigatori, è così che si sarebbe concretizzato quel futuro plusvalore sul quale il Bari, al momento della cessione al Napoli, non aveva conservato alcun diritto di partecipazione. È precisamente questo uno dei punti su cui si concentrano gli accertamenti: il Bari aveva ceduto Caprile al Napoli per 2,2 milioni di euro senza mantenere alcun diritto sul futuro plusvalore, mentre meno di due anni dopo il calciatore veniva ceduto al Cagliari per una cifra indicata in circa 8 milioni.
I conti diventano un caso pubblico
Mentre la vicenda Caprile seguiva il suo percorso, la situazione economica del Bari continuava a peggiorare. Il bilancio al 30 giugno 2025 si è chiuso con una perdita di circa 5,9 milioni di euro e un patrimonio netto negativo per circa 6,7 milioni. Nel febbraio 2026, cinque mesi prima delle perquisizioni, un’inchiesta della Gazzetta del Mezzogiorno aveva portato all’attenzione pubblica il quadro dei conti della società. Secondo quella ricostruzione, il Bari aveva accumulato nel tempo 13,3 milioni di euro di perdite. Di queste, 6,9 milioni erano state tamponate dal socio unico. La questione riguardava anche le modalità con cui la proprietà aveva sostenuto economicamente il club. La Filmauro non aveva soltanto coperto perdite attraverso apporti del socio, ma aveva anche finanziato la società. Quei dati non costituivano, naturalmente, la prova di alcun reato. Mostravano però pubblicamente una situazione finanziaria già fortemente critica. Pochi mesi dopo, l’analisi dei conti sarebbe diventata materia di un’inchiesta penale.
La retrocessione e la consulenza tecnica di fine maggio
Il 22 maggio 2026 il Bari è retrocesso in Serie C. La squadra ha perso la categoria al termine dei playout, dopo una stagione molto difficile. La retrocessione ha segnato il punto più basso della gestione sportiva iniziata nel 2018. Ma proprio nei giorni successivi è arrivato anche uno dei passaggi decisivi dell’inchiesta. Secondo Repubblica, alla fine di maggio è stata depositata una consulenza tecnica sulla situazione economica della società. La consulenza si inserisce negli approfondimenti sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni sulla gestione richiamati nell’indagine. È da questa analisi che sarebbe emerso il quadro su cui la Procura ha costruito le contestazioni, perdite per circa 30 milioni di euro tra il 2019 e il 2025, un rilevante deficit patrimoniale, una consistente esposizione debitoria e, secondo gli investigatori, l’assenza di un concreto piano di riequilibrio. La Procura ha quindi presentato la richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale per l’insolvenza della società. È in questo passaggio che le irregolarità ipotizzate nella gestione del Bari assumono, secondo l’accusa, la possibile natura di reati di bancarotta.
Le perquisizioni del 7 luglio
La mattina del 7 luglio 2026 la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni in più sedi. Gli accertamenti hanno riguardato la SSC Bari, la SSC Napoli e la Filmauro a Roma. I finanzieri hanno inoltre eseguito perquisizioni nei confronti di tre direttori sportivi e del procuratore di Caprile. Si tratta di Ciro Polito, ex direttore sportivo del Bari; Cristiano Giuntoli, direttore sportivo del Napoli fino al giugno 2023; Mauro Meluso, arrivato al Napoli nel luglio 2023; e Graziano Battistini, procuratore del portiere. I quattro non risultano indagati. Secondo l’ANSA, sarebbero intervenuti a diverso titolo nella cessione del giocatore tra Bari e Napoli e le perquisizioni sono finalizzate all’acquisizione di documentazione utile a ricostruire tutti i passaggi dell’operazione. Gli indagati sono invece Aurelio e Luigi De Laurentiis. Le ipotesi formulate dalla Procura riguardano le false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024, la bancarotta per distrazione collegata alla cessione di Caprile e la bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose in relazione alla prosecuzione dell’attività societaria nonostante la situazione di squilibrio contestata dagli inquirenti.
Un'inchiesta che riguarda sei anni di gestione
Il caso Caprile è dunque il capitolo più immediato e visibile, ma l’indagine è più ampia. La Procura sta ricostruendo la gestione economica del Bari nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025. Secondo le prime informazioni emerse, le perdite accumulate nell’arco di questi anni avrebbero raggiunto complessivamente circa 30 milioni di euro. L’inchiesta dovrà accertare quando la situazione di squilibrio sia diventata irreversibile, quali decisioni siano state assunte dalla proprietà e dagli amministratori, se la prosecuzione dell’attività abbia aggravato il dissesto e se la cessione di Caprile abbia effettivamente sottratto valore al patrimonio della società. Sono questioni che richiederanno l’analisi dei bilanci, dei contratti, delle valutazioni economiche del calciatore e dei rapporti tra Bari, Napoli e Filmauro. Ed è proprio per ricostruire questi passaggi che la Guardia di Finanza ha cercato documenti non soltanto nella sede della società pugliese, ma anche in quella del Napoli e nella holding romana della famiglia.
Il precedente giudiziario di Aurelio De Laurentiis
L’inchiesta di Bari è distinta da un altro procedimento giudiziario che riguarda Aurelio De Laurentiis e il Napoli. Nel novembre 2025 il presidente del club partenopeo è stato rinviato a giudizio a Roma con l’accusa di falso in bilancio in relazione alle annate 2019, 2020 e 2021. A giudizio sono stati mandati anche l’amministratore delegato Andrea Chiavelli e la società. Al centro del procedimento ci sono la compravendita di Kostas Manolas dalla Roma, nell’estate del 2019, e le presunte plusvalenze fittizie relative all’acquisto di Victor Osimhen dal Lille, nel 2020. Il procedimento romano è distinto dall’inchiesta sulla gestione del Bari e le due vicende non devono essere confuse. Dopo il rinvio a giudizio, il Napoli aveva espresso "stupore e sconcerto", sostenendo che le consulenze tecniche avessero dimostrato "la correttezza dell’operato della società, sia rispetto alle iscrizioni in bilancio delle operazioni, sia in merito ai trasferimenti dei calciatori". La società si era inoltre detta "serena e fiduciosa rispetto agli esiti del procedimento giudiziario". Anche i legali di Aurelio De Laurentiis avevano contestato la decisione del giudice: "Siamo assolutamente stupiti della decisione del giudice. Qui c'erano tutti i presupposti per prosciogliere gli imputati.
Cosa succede adesso
L’inchiesta di Bari è ancora nella fase delle indagini. Le perquisizioni servono ad acquisire documenti e materiale che gli investigatori ritengono necessari per verificare le ipotesi formulate dalla Procura. L’iscrizione di Aurelio e Luigi De Laurentiis nel registro degli indagati non equivale a una dichiarazione di colpevolezza. Il primo fronte riguarda il futuro stesso della SSC Bari, dopo la richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale presentata per l’insolvenza della società. Il secondo riguarda la ricostruzione dei conti dal 2019 al 2025 e la contestazione secondo cui l’attività sarebbe proseguita nonostante una situazione di grave squilibrio. Il terzo, destinato probabilmente a diventare il capitolo più discusso, è quello della cessione di Elia Caprile. Il portiere era arrivato dal Leeds nel 2022, aveva disputato con il Bari la stagione della promozione in Serie A sfiorata all’ultimo minuto, era stato ceduto al Napoli per 2,2 milioni nell’estate del 2023 e, meno di due anni dopo, era passato al Cagliari per circa 8 milioni. Per anni quei numeri erano rimasti una questione di bilanci e di mercato. Ora sono diventati materia di un’inchiesta penale. La Procura di Bari dovrà dimostrare la fondatezza dell’ipotesi secondo cui quella cessione avrebbe inciso illecitamente sul patrimonio della società e prodotto un vantaggio per il Napoli, in un momento in cui il club pugliese, secondo gli investigatori, era già segnato da perdite sistemiche e da un consistente deficit patrimoniale. La difesa avrà il compito di dimostrare il contrario.
È su questo terreno, tra i conti di una società precipitata dalla Serie B alla Serie C e il valore di un portiere passato in pochi anni da Bari a Napoli e poi a Cagliari, che si giocherà uno dei casi giudiziari più delicati della storia recente del calcio pugliese.