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Cronaca giudiziaria

Chico Forti ora esce dal carcere. “Per lui una grande emozione”

L’imprenditore trentino ottiene la semilibertà dopo 26 anni di detenzione per un omicidio per cui si dichiara innocente. Ha chiesto di poter andare più spesso a Trento per visitare l’anziana mamma

(COMBO) a sinistra Chico Forti lascia la casa della madre a Trento per rientrare in carcere a Montorio (Verona), Trento, 22 maggio 2024. A destra Chico Forti arriva al carcere di Montorio (Verona), 19 maggio 2024. ANSA

Il primo passo per la libertà di Chico Forti. Dopo 26 anni passati in carcere, 24 dei quali in un penitenziario di massima sicurezza degli Stati Uniti, l’imprenditore trentino oggi 67enne e recluso nel carcere di Montorio, ha ottenuto la semilibertà. «Chico davanti ai giudici ha avuto modo di parlare della sua storia e delle sue aspettative dopo così tanti anni. È stato molto emozionante», racconta al Giornale una persona vicina a Forti. Il tribunale di sorveglianza di Verona ha tenuto in considerazione il percorso da detenuto modello e l’appello di Bradley Pike, fratello di Dale, il 42enne ucciso il 15 febbraio 1998 a Miami e per il cui omicidio, al termine di un processo durato 18 giorni in cui lo Stato non ha superato la soglia del ragionevole dubbio, Chico era stato condannato all’ergastolo senza possibilità di condizionale.

La stessa giudice del dibattimento, Victoria Platzer, nell’infliggere la pena aveva sottolineato come «la Corte non ha le prove che lei, signor Forti, abbia materialmente premuto il grilletto, ma ho la sensazione al di là di ogni dubbio che lei sia stato l’istigatore. I suoi complici non sono ancora stati trovati, ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino», aveva pronunciato nell’aula del tribunale di Miami-Dade il 15 luglio 2000. Chico, insomma, era destinato a non uscire vivo dalla prigione, se non fosse stata per la determinazione di Giorgia Meloni, l’unica premier riuscita ad ottenere nel 2024 il risultato che i governi precedenti avevano perseguito senza esito, ovvero riportare Forti in Italia sulla base degli accordi previsti dalla Convenzione di Strasburgo.

È dal trasferimento nel carcere di Verona che il produttore tv tentava di poter accedere ai benefici alternativi alla detenzione e ieri i giudici di Sorveglianza hanno concesso il primo vero atto per il reinserimento di Chico nella società, dando l’ok alla semilibertà. Un tassello in più rispetto alla decisione del dicembre scorso, quando Forti era stato ammesso al lavoro esterno, le 40 ore settimanali di volontariato presso una azienda agricola veronese. Ora sarà la direzione della casa circondariale, dalla quale il detenuto esce la mattina per lavorare e fa rientro la sera, a dover stabilire il programma per il nuovo regime, soprattutto in relazione alla possibilità, richiesta dal prigioniero, di poter andare più spesso a Trento per fare visita alla madre 98enne. A questo si aggiunge la speranza di ottenere, nella prossima udienza fissata per il 24 febbraio, la libertà condizionale, che consentirebbe a Chico di chiudersi alle spalle le porte della prigione dove ha vissuto gli ultimi suoi 26 anni di vita, senza mai smettere di proclamarsi innocente.

D’altronde in quel processo per l’omicidio Pike, che in caso di condanna prevedeva addirittura la pena di morte, non fu portato alcun elemento scientifico né testimoniale in grado di porre Chico sulla scena del crimine. Sul corpo senza vita di Dale, trovato nudo tra la sabbia di una spiaggia di Sewer Beach con una pallottola nella nuca, non c’era dna né impronte digitali. Neppure l’arma del delitto, una Smith & Wesson calibro 22, fu mai individuata. Contro Chico ci fu solo la sua stessa bugia: spaventato dalla scoperta dell’assassinio di Dale e finito in un falso tranello della polizia che gli aveva detto che anche il padre Tony Pike era stato ucciso, lui disse agli agenti che quel 15 febbraio 1998 non vide Dale all’aeroporto, dove invece era andato a prenderlo proprio lui. E quando un minuscolo quantitativo di sabbia venne trovato nel gancio di traino della sua auto fu usato per dire che veniva dalla spiaggia di Sewer Beach, dove era stata trovata la vittima. Peccato che a Miami la sabbia è tutta da riporto. Per l’accusa, Forti aveva ordito il delitto perché voleva mettere le mani sull’hotel del padre di Dale, che l’italiano stava per rilevare con una truffa. E Dale voleva mandare all’aria i suoi piani, quindi andava eliminato.

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