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Cronaca giudiziaria

Uccide il ladro, per il pm non è un caso Roggero

È disperato Roberto Mollo: “Non dovevo sparare”. Ma il giudice lo “salva”

Roberto Mollo

«Non dovevo sparare». È disperato, Roberto Mollo, 35 anni, che nella notte tra sabato e domenica ha sparato, uccidendolo, un 36enne di origini albanesi, Gjovalin Lazri, che con dei complici stava cercando di entrare nella sua cascina in ristrutturazione, a Baldissero d’Alba, poche anime nel cuneese. Mollo è indagato per omicidio volontario dalla Procura di Asti.

Forse contrariamente a quanto previsto dai ladri, quella notte era lì perché la struttura sebbene ancora incompleta è ormai la sua nuova casa, come ha precisato anche il suo legale, a duecento metri da quella dove fino poco tempo fa viveva con la madre e dove ieri è rimasto blindato con il fratello. «Ho sbagliato, non dovevo sparare. Ma ero nel panico. E ora la mia vita è distrutta, ho paura di finire in carcere», si è sfogato Mollo con la sua famiglia. Quella sera era da poco tornato a casa quando ha sentito dei rumori. «Stavano buttando giù la porta», ha riferito. Quando si è affacciato al balcone del primo piano ha visto quattro o cinque sagome e ha dunque «sparato nel buio». Poco dopo ha visto un uomo a terra e ha subito chiamato il 112. «È distrutto. Non è un pistolero, è molto spaventato - spiega il suo avvocato, Piermario Morra - Ha bisogno di tempo, anche per lui è stato uno choc. È un ragazzo perbene, famiglia, lavoro, amici, ha una certa sensibilità ed ora è completamente avvolto dal dolore. Gli è caduto il mondo addosso. Questo ragazzo non voleva uccidere nessuno».

Alla Stampa il procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo, ha detto che «è plausibile che Mollo abbia agito per paura. E la Procura in questi casi cerca di applicare criteri di interpretazione delle norme più indulgenti, ma si deve tenere sempre presente che è stata stroncata una vita umana». Ma è sulla stessa indagine che arriva il commento del presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Pensare che una persona che nella notte, col buio, vede 4-5 persone entrare nel proprio cortile con l’intento di rubare o fare del male, si difende e nel buio purtroppo una vita viene drammaticamente persa, sia accusata di omicidio volontario è un assurdo». Per il Procuratore Mazzeo però «non so in base a cosa il presidente ne abbia parlato, noi dobbiamo iscrivere per forza a registro per poter procedere con gli atti garantiti. L’iscrizione non è una condanna», ha aggiunto il magistrato. Restano ancora da identificare i complici di Gjovalin Lazri: «Esiste una ragionevole probabilità di arrivare a identificarli», fa sapere ancora Mazzeo. Che respinge parallelismi con il caso di Mario Roggero, da luglio in carcere a Bollate dopo la condanna a 14 anni per aver inseguito e ucciso due ladri nel 2021. «È diverso per tanti motivi. Intanto - ha spiegato Mazzeo - perché non ci sono riprese della videosorveglianza. Poi perché questa persona, da quanto ho letto, ha assunto un atteggiamento diverso. Il tema però è sempre l’uso legittimo delle armi da parte del cittadino: quando vi sia legittima difesa e quando invece c’è un eccesso o qualcosa di più grave».

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