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Cronaca giudiziaria

Esplosione di Castel d’Azzano. Indagati anche tre carabinieri

I militari accusati di omicidio colposo per la morte di tre colleghi nello sgombero del casolare dei fratelli Ramponi, che avevano saturato l’aria di gas. “Operazione condotta con leggerezza”

Una combo con il luogo dell'esplosione avvenuta a Castel D'Azzano (Verona) e le foto dei tre carabinieri morti. ANSA / GIORGIO MARCHIORI

Sono accusati di omicidio colposo plurimo i tre comandanti locali dei carabinieri responsabili dell’operazione di sgombero del casolare dei fratelli Ramponi. In quello scenario surreale di Castel d’Azzano, nel Veronese, il 14 ottobre 2025 tre militari dell’Arma morirono colpiti dall’esplosione causata dai fratelli. Quel giorno il comandante della compagnia di Villafranca Vincenzo Spataro, il tenente colonnello Antonio Sframeli (allora comandante del reparto operativo) e il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dei carabinieri di Verona, coordinavano le operazioni di sgombero. L’apertura del fascicolo da parte della Procura di Verona è emersa ieri mattina durante l’udienza per il procedimento disciplinare su cui indaga la Procura generale di Venezia, sempre nei confronti dei tre comandanti, per una presunta negligenza nella pianificazione e nella gestione del blitz. Nella prima udienza davanti a una Commissione di disciplina

i difensori hanno chiesto la sospensione del procedimento proprio perché hanno saputo dell’inchiesta della Procura veronese. Un’istanza alla quale si è opposta la Procura Generale e sulla quale il presidente del collegio si è riservato. Il procedimento è stato rinviato al prossimo 15 gennaio.

Lunedì scorso, invece, si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Verona il processo per strage a carico dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi. I carabinieri si erano recati nel loro casolare per eseguire una perquisizione prima dell’operazione di sfratto, ma l’ambiente era stato saturato di gas e riempito di bombole e bottiglie molotov. Stando a quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata Maria Luisa a innescare la deflagrazione lanciando un accendino sul pavimento cosparso di benzina. Già l’anno precedente in più occasioni i fratelli avevano tentato di impedire lo sfratto della loro cascina, barricandosi sul tetto e minacciando di far saltare in aria la struttura. Nel novembre del 2024 durante un altro tentativo di sfratto davanti

alle telecamere Maria Luisa aveva annunciato: «Abbiamo riempito la casa di gas». Un anno dopo quella minaccia si è fatta tragedia: nella deflagrazione del 14 ottobre 2025 muoiono i servitori dello Stato Valerio Daprà, Marco Piffari e Davide Bernardello. Dopo il boato Dino e Maria Luisa Ramponi restano feriti mentre Franco scappa tra i campi scaligeri. La sua fuga non dura molto: verrà arrestato poco lontano. I fratelli Ramponi - solitari e silenziosi, che lavoravano di notte nei campi per non farsi notare, che mai uscivano da quel terreno - vivevano in condizioni estreme e avevano sempre rifiutato qualsiasi aiuto anche da parte del comune di Castel d’Azzano. Erano disposti a tutto pur di non lasciare in mani altrui quel casolare. Anche farlo saltare in aria.

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