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Cronaca giudiziaria

Esposito, convalidato il carcere per il killer

Il gip: “Omicidio aggravato dalla premeditazione”

Giornalista Luigi Luca Esposito, ucciso a Eboli la notte del 24 luglio

Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Confermato il carcere per Ridha Rahmoumi, 26 anni, irregolare senza fissa dimora. Il gip di Salerno Giandomenico D’Agostino accoglie l’impianto accusatorio del pm Alessandro Di Vico e del procuratore Raffaele Cantone, ovvero che all’appuntamento con il giornalista Luigi «Luca» Esposito, 53 anni, Ridha va con il preciso scopo di ucciderlo.

Fermato tre volte in 18 mesi e mai espulso. Sbarcato a Lampedusa il 13 agosto 2023, il 26enne aveva un decreto di rimpatrio mai ottemperato. Dal centro di permanenza dell’isola, dove viene identificato e sottoposto a rilievi fotodattiloscopici, Ridha arriva a Savona dove viene nuovamente fermato e identificato il 16 ottobre 2023. E lasciato andare. Poi va a Salerno. Qui, il 13 dicembre 2024, la Questura gli nega il permesso di soggiorno e gli notifica il provvedimento di rimpatrio. Da quel momento è ufficialmente latitante. Si nasconde nei casolari abbandonati nella campagna tra Salerno ed Eboli, gira in bicicletta. Nessuno sa dove e come vive. Davanti al giudice il presunto omicida, reo confesso, racconta la sua versione su quanto accaduto la sera di sabato 18 luglio. Alle 22,47 i due si danno appuntamento dietro la statale. Ridha dalla cascina di Borgo Cioffi ci arriva in bici, Luca a bordo della sua Lancia Ypsilon. Quando si incontrano Ridha appoggia una mano sulla carrozzeria esterna dell’utilitaria. È l’impronta rilevata dai carabinieri che lo inchioderà. Nasce una discussione violentissima. Il movente non è chiaro. Denaro che Luca avrebbe promesso al tunisino o una questione religiosa? Ridha è musulmano e probabilmente è questo uno dei motivi di scontro fra i due. Ridha lo colpisce al volto e lo riempie di calci fino a provocargli numerose fratture. Luca è a terra, semincosciente quando l’assassino gli getta addosso una coperta e lo ricopre con rami secchi e pezzi di plastica. Basta un accendino per appiccare il fuoco. Luca è ancora vivo, come «racconta» il fumo trovato nei polmoni durante l’autopsia. «Ci sono aspetti, emersi durante l’interrogatorio a seguito del fermo - spiega al termine dell’udienza l’avvocato Giovanni Mauri - che devono essere approfonditi. Per eventi così drammatici e complessi è necessario approfondire degli aspetti della vita dei soggetti coinvolti. Poi ci sono degli aspetti tecnici che riguardano l’evento della morte della vittima e che potrebbero cambiare l’attuale capo di imputazione». Mauri ha precisato che il suo assistito «ha risposto alle domande e spiegato ulteriori dinamiche di quanto accaduto». Non è ancora chiaro se sul luogo dell’omicidio ci siano state altre persone. Tra gli elementi di prova, oltre alle telefonate fra i due, il cellulare e la carta di credito di Esposito trovati addosso a Rahmoumi.

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