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Cronaca giudiziaria

Evaso si gettò dal Duomo. “Archiviare l’indagine sui permessi di lavoro”

Il fascicolo sulle sottovalutazioni nella vicenda di De Maria verso la chiusura. Era receptionist in hotel, ha ucciso una collega e si è tolto la vita

Il dramma Emanuele De Maria e Chamila Wijesuriya. Il 35enne si è ucciso nel 2025

Si avvia verso l’archiviazione, su richiesta del pm Francesco De Tommasi, il caso del percorso detentivo di Emanuele De Maria, il 35enne carcerato a Bollate per un femminicidio e che in 48 ore - nel maggio 2025 - ha commesso un omicidio, un tentato omicidio e poi si è suicidato gettandosi sulla folla in pieno giorno dalla terrazza del Duomo. In particolare l’inchiesta voleva accertare se ci fossero state sottovalutazioni, omissioni o mancate segnalazioni nell’ambito delle valutazioni che avevano portato a considerare De Maria un detenuto modello e quindi idoneo al lavoro all’esterno alla reception di un hotel in zona stazione Centrale.

Nel corso delle indagini tuttavia non sono emerse responsabilità penali, né dolose né colpose, a carico delle persone che avevano il compito di controllare la condotta del 35enne nello svolgere quella mansione. Quindi il fascicolo è destinato a essere chiuso senza alcuna contestazione. Certo, si fa notare in ambienti giudiziari, se si fosse saputo prima di certi comportamenti del detenuto lavoratore, a partire dalle liti sul lavoro e dalla relazione con una collega, il beneficio del lavoro all’esterno (articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario) gli sarebbe stato revocato.

Questo dopo che l’inchiesta sull’omicidio di Chamila Wijesuriya, che lavorava con l’uomo, commesso durante le ore in cui De Maria era introvabile dopo non essere rientrato in cella, è passata a Monza per competenza territoriale ed è sul binario anch’essa dell’archiviazione per morte del reo. La Procura aveva acquisito tutte le relazioni del fascicolo «trattamentale» del carcere di Bollate e aveva ascoltato i testimoni, come i colleghi dell’albergo e il datore di lavoro. Una serie di verifiche, coordinate dal pm De Tommasi, nell’ambito di un fascicolo autonomo rispetto a quello sui delitti di sangue (la vittima del tentato omicidio è un barista sempre dell’hotel, che venne accoltellato). L’intento era verificare se nel suo percorso di lavoro esterno ci fosse stato qualche segnale della pericolosità di De Maria o che potesse far prevedere quello che poi è successo. E rintracciare eventuali falle nel sistema attribuibili a dolo o negligenza, precedenti discussioni tra il detenuto e il barista poi accoltellato, assenze del 35enne durante gli orari di lavoro alla reception non segnalate, episodi negativi a conoscenza del datore di lavoro ma non trasmessi al carcere.

De Maria era finito in carcere per l’omicidio di una 23enne, commesso nel 2016. L’hotel l’aveva assunto sei mesi prima della sua morte con un contratto a tempo indeterminato. Conosceva le lingue ed era molto bravo a rapportarsi con i clienti. L’ultima relazione, acquisita dalla Procura, dell’équipe della casa circondariale su di lui è del 12 maggio 2025, proprio nelle ore del suicidio spettacolare del 35enne. Tutti i report lo descrivevano comunque come un detenuto irreprensibile. Le ricerche degli inquirenti non hanno dato esito: la morte di Chamila - oltre ai rischi corsi dalle persone che hanno incontrato De Maria sulla propria strada - resta un evento impossibile da prevedere.