Il direttore Tommaso Cerno, insiema a Rita Cavallaro e, in collegamento, a Vittorio Feltri, nell’odierna puntata di Domenica In condotta da Mara Venier ha discusso del caso di Garlasco con il generale Luciano Garofano, anche lui ospite in collegamento. Al centro della discussione le nuove indagini e le incongruenze che sembrano emergere dalla nuova indagine in mano al procuratore Fabio Napoleone. Tra gli elementi di maggiore interesse nella recente discussione c’è il caso dei dati negativi nella ricerca del Dna sui pedali che non sono stati trovati nei documenti a disposizione della procura di Pavia, che non sono stati consegnati al giudice di primo grado e che solo ora sono confluiti nel fascicolo. Dati che, secondo la procura, avrebbero potuto scagionare Alberto Stasi fin dal principio.
Il generale Garofano, che ai tempi coordinava e guidava i Ris di Parma, reparto di eccellenza nelle investigazioni scientifiche, difende a spada tratta il suo lavoro e quello dei suoi uomini che hanno condotto quelle indagini, ma i punti da chiarire, nonostante le spiegazioni offerte, sono ancora tanti. “Lei non può decidere che cosa va e che cosa non va, questo lo farà il giudice. Lei dovrà portare e garantire che tutti gli esami fossero valutati in dibattimento di fronte alla difesa e di fronte alla possibilità di Stasi di difendersi. Mentre lei ci dice che è molto probabile che fosse stato al corrente che due di questi esami, in un cuore che secondo lei c’era ma non batteva, che è un’altra similitudine che non regge. Perché lei non lo sa se quel paziente era vivo, se su quel pedale c’erano veramente, perché due dicono di sì e due dicono di no, ma al processo vanno solo quelli che dicono di sì”, ha detto il direttore rispondendo al generale.
“Io mi auguro che il Ris, che considero una grande istituzione dell’Italia, non abbia in quel momento sottolineato di l’esistenza di un presunto colpevole che di un presunto innocente”, ha proseguito, dicendo ancora, rivolgendosi a Garofano: “Lei sta facendo il giudice, doveva portare le prove a processo. Lei non è il giudice che stabilisce quando il cuore batte e quando no”. Il direttore ha poi sottolineato che “le dichiarazioni e quello che sta emergendo in questi giorni, in un Paese normale, di fronte anche all’Arma dei Carabinieri che risponde sempre, avranno modo di essere chiarite nelle sedi opportune”. Oggi, “a distanza di 19 anni, ci troviamo con un colpevole che ha 1000 momenti in cui questa colpevolezza non c’era. Un nuovo accusato, un processo che riparte con le stesse persone. Una giovane donna morta che sembra morire tutti i giorni di fronte a questo lunghissimo e inutile dibattito”. Cerno ha ricordato che all’inizio degli anni Duemila i Ris del generale Garofano erano un’eccellenza italiana e l’idea che oggi “in questo corpo straordinario si sia fatto un errore e non lo si voglia ammettere, quando ci sarà modo di discuterne davanti a chi chiederà conto, è grave. Gli errori si possono fare ma difenderli a oltranza dicendo che non sono avvenuti, questo ci fa passare tutti un po’ per fessi, ha ragione il direttore Feltri”.
