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Cronaca giudiziaria

Il furto di Fentanyl e i custodi dell'ospedale

Sotto inchiesta i due addetti alla sicurezza dell’Israelitico di Roma

Il furto di Fentanyl e i custodi dell'ospedale

Ci sono due indagati per il maxi furto di fentanyl dall’ospedale Israelitico di Roma avvenuto nelle scorse settimane. Si tratta di due addetti alla vigilanza della struttura sanitaria del Trullo, alla periferia della città. Gente che sapeva come muoversi senza destare sospetti.

I magistrati della Procura della capitale sospettano che siano stati loro ad aver sottratto le 80 fiale del potente anestetico - un oppioide sintetico cento volte più potente della morfina che negli Stati Uniti rappresenta una vera emergenza sanitaria - sparite dall’armadio blindato della farmacia dell’ospedale di via Fulda. Un episodio che ha destato grande allarme proprio per la pericolosità della sostanza, che in quanto tale è sottoposta a protocolli di conservazione e tracciabilità molto rigidi. Si tratta quasi certamente di un furto su commissione. L’ipotesi dei carabinieri del Nas e del Nucleo investigativo di via in Selci è che chi lo ha commissionato sapeva esattamente dove erano custodite le fiale e come arrivarci. Ma chi era il destinatario del farmaco? Per il momento è escluso che il contenuto delle fiale sparite - dal quale si potrebbero ricavare circa 20mila dosi potenzialmente destinate al consumo illecito - possa essere finito nelle mani degli spacciatori. La pista seguita dagli investigatori porta altrove, al mondo sommerso della medicina clandestina: è probabile che il fentanyl sia finito sul mercato nero, destinato a venditori abusivi di medicinali, studi estetici illegali e sale operatorie clandestine dove il potente anestetico è una merce di grande valore. Le ispezioni disposte subito dopo il furto dal ministero della Salute e dalla Regione Lazio hanno evidenziato gravi falle nel sistema di sicurezza. Il luogo dove venivano custodite le fiale della cosidetta «droga degli zombie» era tutt’altro che inaccessibile: la chiave dell’armadio blindato era conservata in un locale adiacente alla farmacia, in un luogo nascosto ma alla portata di chi poteva entrare in quel locale. Il fatto che sulla cassaforte non sono stati trovati segni di effrazione aveva subito indirizzato le indagini verso la pista «interna». Interrogando gli addetti alla vigilanza, i magistrati sperano ora di risalire ai destinatari del farmaco e di scoprire la rete clandestina che ha alimentato il traffico.

Il personale della farmacia si è accorto dell’ammanco il 23 giugno. Non appena si è diffusa la notizia il Governo ha convocato una riunione d’emergenza e da Palazzo Chigi è filtrata grande preoccupazione per «il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantirne la sicurezza di tali sostanze, nonostante siano previste regole rigorose per l’accesso e la custodia di esse». Regole che, in questo caso, sono state prese un po’ alla leggera. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Mario D’Ovinola. Sul fascicolo gli investigatori e i pm mantengono il massimo riserbo.

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