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Cronaca giudiziaria

I pm su Garlasco: “Le Frau a pallini e l’impronta 33. Sempio colpevole”

La Procura di Pavia non ha più dubbi: “Andrea ha ucciso per odio”. Lavoro al contrario sui reperti

La rabbia di Chiara e il gelo al telefono: scoprì che Sempio guardava i suoi file

«È stato Andrea Sempio». Adesso le nuove indagini sul delitto di Garlasco sono davvero finite. La Procura di Pavia tira di nuovo le fila, e nell’avviso depositato ieri conclude: Sempio uccise Chiara Poggi «per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».

È la stessa conclusione che la Procura guidata da Fabio Napoleone (foto piccola a destra) e dal suo vice Stefano Civardi aveva raggiunto già a maggio, quando per la prima volta aveva chiuso le indagini preliminari. La difesa di Sempio ha contrattaccato, con nuove consulenze, costringendo i pm a scavare di nuovo per controbattere. Il risultato finale è, per i pm, che nulla delle tesi difensive può smontare l’ampia architettura di elementi che incastrano Sempio. Gli elementi della difesa sono solo, secondo il comunicato della Procura, «ipotesi ricostruttive non suscettibili di conferma diretta».

Per la nuova svolta, la Procura rispetta al minuto i tempi previsti dalla legge: ieri scadevano i termini delle indagini preliminari, ieri alle 15,30 gli avvocati di Sempio ricevono la notifica. Quattro pagine smilze, senza tanti dettagli. Per sapere cosa abbiano raccolto i pm negli ultimi quattro mesi, i legali dovranno leggere tra oggi e domani la mole massiccia di allegati. Parte dei dubbi li risolve il procuratore Napoleone, con un dettagliato comunicato stampa. È lo stesso comunicato da cui emerge la sconcertante vicenda dell’analisi che già nel 2007 smontava uno degli indizi a carico di Stasi, e che venne tenuta nascosta dai carabinieri del Ris. Per il resto, la Procura si concentra sulla posizione di Sempio. È, spiegano gli inquirenti, un lavoro «al contrario», che punta a neutralizzare quanto poteva scagionare il nuovo indagato. In particolare per quanto riguarda la famosa «impronta 33» trovata sul muro accanto al corpo di Chiara, e l’impronta di scarpe a pallini lasciata dall’assassino. Su entrambi i fronti, le conclusioni non incastrano Sempio ma nemmeno lo scagionano. L’impronta di scarpa, dicono, può essere di Sempio: in extremis, tre giorni fa, i tecnici della Procura hanno certificato che «una scarpa Frau taglia 42 risulta compatibile con le misure del piede di Sempio». L’impronta 33, che è quasi certamente di Sempio, non si può nè affermare nè escludere che contenesse sangue: la difesa dice che le analisi lo escludono, ma la Procura con tre nuove simulazioni su un intonaco simile contenente sangue ha scoperto che sia il Dna che il sangue vengono «nascosti» dal minerale alcalino contenuto nell’intonaco. Sparisce di scena la consulenza sullo stato mentale di Sempio all’epoca del delitto e ad oggi, resa impossibile dal rifiuto dell’indagato di incontrare lo psichiatra Roberto Catanesi. Nulla insomma, per i pm, toglie Sempio dalla scena del delitto. E a mettervelo al centro, armato del martello che uccide Chiara, resta tutto il resto: la sua ossessione per la sorella del suo migliore amico, le telefonate senza spiegazione, il dna sotto le sue unghie, l’assenza di un alibi. Questa è la parte emersa finora, e già ampiamente sviscerata. Da oggi, o al massimo da domani, verrà alla luce il resto: perchè da maggio ad oggi la Procura non si è limitata a smontare le tesi della difesa, è anche andata avanti a indagare. È lì, spiegano fonti vicine alla Procura, che arriveranno altre significative sorprese. Sono gli elementi che convincono Napoleone e il suo staff, appena passati i venti giorni previsti dal codice, a chiedere il rinvio a giudizio: lo dice esplicitamente il comunicato, quando spiega che «la valutazione degli elementi acquisiti sarà esposta negli atti indirizzati ai giudici competenti presso il tribunale di Pavia». Certo, c’è di mezzo - per poter processare Sempio - la condanna definitiva di Alberto Stasi. Napoleone precisa: non siamo stati noi a chiedere la revisione, abbiamo solo informato la Procura generale di Milano. Ma è il primo a sapere che i nuovi, sconcertanti elementi emersi sull’occultamento degli indizi pro-Stasi porteranno la Procura milanese ad accelerare i tempi.