Colpo di scena nell’inchiesta su Donato Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza trovato morto il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico. C’è un nuovo indagato, Roberto Internò, 65enne cugino dell’ex fidanzata del calciatore Isabella Internò, condanna a 16 anni in primo grado. Secondo la nuova ipotesi della Procura di Castrovillari, Roberto Internò sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio e avrebbe agito insieme al padre di Isabella Internò, nel frattempo morto e dunque non più perseguibile. Una novità che arriva un mese e mezzo prima della sentenza d’appello su Isabella, prevista per il prossimo 17 novembre. La Procura ha chiesto 23 anni per la donna. Nel 2024 la sentenza di primo grado aveva stabilito che Bergamini era stato assassinato da Isabella «in concorso con ignoti». Nella requisitoria il procuratore Alessandro D’Alessio parlò di un delitto maturato in un «contesto patriarcale», legato anche alla mancata celebrazione di quello che veniva prospettato come un matrimonio riparatore e alla questione dell’onore familiare.
Bergamini, centrocampista del Cosenza, aveva 27 anni quando fu trovato morto sulla Statale 106, nei pressi di Roseto Capo Spulico. La prima versione fu quella del suicidio: secondo Isabella, presente sul posto, Bergamini si sarebbe improvvisamente gettato sotto un camion. La famiglia di Bergamini, a cominciare dalla sorella Donata, contestò da subito quella ricostruzione anche perché diversi elementi, tra i quali le condizioni del corpo e degli abiti, mal si conciliavano con l’investimento.
La svolta nel 2017, quando la salma fu nuovamente riesumata. Le nuove perizie portarono a una conclusione radicalmente diversa: Bergamini sarebbe stato ucciso per asfissia prima di essere investito e successivamente collocato sull’asfalto per simulare un suicidio. Isabella Internò nel 2021 venne formalmente accusata e nel 2024, al termine del processo davanti alla Corte d’Assise di Cosenza, condannata a 16 anni di reclusione per omicidio volontario premeditato in concorso con ignoti. L’indagine su Roberto era partita dalla sua testimonianza nel processo a Isabella, dopo la quale la presidente della Corte d’Assise aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Castrovillari.
