La sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha respinto la richiesta di risarcimento danni per alcuni articoli de Il Fatto Quotidiano ritenuti diffamatori nei confronti di Silvio Berlusconi “non applica in modo corretto i criteri fissati dalla Cassazione per il legittimo esercizio del diritto di critica politica”. Lo sostengono i legali della famiglia dell’ex premier, Andrea Di Porto e Fabio Lepri, annunciando ricorso in Cassazione.
Al centro della vicenda giudiziaria ci sono sei articoli di Massimo Fini, che il quotidiano ha pubblicato nel 2018, su carta e online, in cui Silvio Berlusconi veniva apostrofato con diversi epiteti. Espressioni diffamatorie per gli eredi del fondatore di Forza Italia, che avevano riassunto il giudizio interrotto con la morte del padre, ma non per i giudici della Corte d’Appello. “Con tale sentenza - aggiungono i legali degli eredi Berlusconi - si legittimano le offese più gravi, anche quelle che traggono origine da fatti non veri e che non sono funzionali all’esercizio della critica politica risultando così del tutto ingiustificate e gratuite”.
