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Cronaca giudiziaria

L’aggressione contro Lavitola: “Vi conviene non parlare”

Confermati sia l’episodio contro il faccendiere sia le minacce ai bombaroli: Procura e Dap ora indagano

Intercettazioni Ranucci-Lavitola

Procura di Roma e Dap (Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria) stanno conducendo gli approfondimenti sulle minacce ai bombaroli in cella e gli schiaffi che Valter Lavitola, mandante reo confesso dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, avrebbe ricevuto nel cortile di Rebibbia durante l’ora d’aria il 25 agosto scorso.

I due episodi rivelati ieri da Il Giornale, con tutti i dettagli, non sono frutto di indiscrezioni trapelate da fonti della polizia penitenziaria ma contenuti nel verbale di interrogatorio reso il 27 agosto scorso da Pellegrino D’Avino, uno dei quattro autori materiali dell’attentato contro l’ex Mr Report.

Denuncia che il bombarolo ha consegnato al pubblico ministero Edoardo De Santis. Ieri il Dap ha fatto trapelare una nota: «Al momento non risulta alcuna relazione sul pestaggio contro Valter Lavitola». Nessun ha mai parlato di pestaggio. Ma di schiaffi ricevuti da Lavitola durante l’ora d’aria. E con ogni probabilità si tratta di un episodio che l’ex editore de L’Avanti, detenuto nel padiglione di massima sicurezza, ha preferito non rivelare agli agenti.

Certo, potrebbe trattarsi anche di una messinscena per ottenere un allentamento della misura cautelare. Ma c’è un dettaglio che non torna: a far trapelare la notizia non sono stati i legali di Lavitola che ne avrebbero avuto interesse. Ma D’Avino, uno dei componenti della banda, che al giudice ha raccontato i due episodi: «Voglio chiarire che durante la mia detenzione (Rebibbia) poiché su diversi telegiornali è stata comunicata la mia intenzione di rendere interrogatorio, durante l’ora d’aria sono stato più volte avvicinato da alcuni detenuti, che avendo appreso i motivi per cui sono stato arrestato mi hanno invitato a non rendere dichiarazioni, senza minacciarmi esplicitamente.

Lo stesso qualche sera fa (24 agosto) nella mia cella, quando mi è stato consigliato di non rendere l’interrogatorio».

D’Avino rivela poi l’aggressione contro Lavitola: «Nella stessa giornata avevo appreso da alcuni detenuti che il mio coindagato Valter Lavitola è stato schiaffeggiato durante l’ora d’aria».

Parole che non lasciano dubbi a interpretazione. Tutto inventato? A quale scopo? Per mettere ancor di più in pericolo la detenzione? Gli stessi legali di Lavitola (Sergio e Arturo Cola) non smentiscono la notizia: «Abbiamo sentito Lavitola il quale riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse. Stiamo rivolgendo alla Procura della Repubblica una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia relativa alla presunta aggressione subita.

L’attuale detenzione di Lavitola in un reparto di alta sicurezza ove sono ristretti soggetti accusati o condannati per reati di mafia rende evidente che lo stesso è esposto ai medesimi pericoli per la propria incolumità che avrebbero causato la presunta aggressione. Pertanto, l’unico modo di accertare la verità è quello di affidarsi ai pubblici ufficiali in servizio presso il carcere di Rebibbia». Nessuna smentita, dunque.

Si tratta ora di stabilire i motivi della doppia minaccia (bombaroli e Lavitola) alla vigilia dell’interrogatorio del 27. Il 7 settembre toccherà invece all’ex editore dell’Avanti tornare per la terza volta davanti ai giudici per l’udienza al Riesame.

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