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Cronaca giudiziaria

Maltrattata e picchiata dal marito per vent’anni

In uno degli ultimi episodi descritti, l’aveva minacciata con un coltellino

Picchiata per mesi davanti ai bambini: arrestato il marito

Vent’anni di botte, insulti spregevoli, isolamento e privazione delle benché minima possibilità di indipendenza economica. Per due decenni una donna di cinquant’anni, che dopo l’ennesimo episodio ha deciso di riprendersi la sua vita e denunciare, si è trovata in un tunnel di violenza, senza alcuna di autonomia su se stessa, dal prelevare una banconota per una spesa imprevista o frivola - non conosceva il pin del suo Bancomat - al prendere un caffè con una cugina, l’unica familiare che continuava a orbitare intorno a lei visto che era ormai priva di contatti con la sua famiglia di origine. Erano poi intestati a lei i conti della panetteria di famiglia in cui lavorava da mattina sera, anche se le decisioni erano tutte del marito. E così la donna, assistita dall’avvocata Laura Panciroli e Rita Lodovisi, rischia comunque di trovarsi subissata sai debiti, e si trova ora costretta a chiudere la società per non trovarsi sommersa sotto un fiume di decisioni scellerate. Intanto per l’uomo, coetaneo della moglie, venerdì scorso è stato deciso il carcere con un’ordinanza della gip Chiara Valori con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Tra le fredde righe dell’atto si possono scorgere i contorni di un’esistenza, quella della moglie, ridotta al minimo essenziale: continue fatiche tra casa e lavoro con un triste sottofondo di umiliazioni quotidiane: si rivolgeva a lei chiamandola con il nome di un animale da soma. Le vietava quindi, scrive la gip, di vedere persone diverse dalla figlia, «imponendole un dettagliato e anticipato resoconto di qualsivoglia spostamento svolto in sua assenza». La umiliava in negozio, colpendola e insultandola pubblicamente anche davanti ai clienti, la aggrediva a ogni pasto che lei aveva preparato, dopo essersene lamentato puntualmente. Anche solo se la donna interloquiva con i clienti - è uno dei passaggi dell’ordinanza - si scagliava contro di lei, insultandola e spintonandola. Anche nei confronti della figlia, a cui controllava telefono e corrispondenza, violandole la privacy, era violento verbalmente: «Sei una tr. come tua madre», le diceva. In uno degli ultimi episodi descritti, l’aveva minacciata con un coltellino. Arrivata al pronto soccorso alla clinica Mangiagalli (che ha inviato autonomamente una denuncia), dopo l’ennesima violenza, ha deciso di raccontare tutto.

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