La violazione delle prescrizioni costa cara a Mario Adinolfi, che va in carcere per l’accusa di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi. Adinolfi, che si trovava agli arresti domiciliari, avrebbe continuato a usare i social network da casa nonostante il divieto: i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura, lo hanno quindi portato in carcere.
Gli inquirenti: “Potrebbe inquinare le prove e commettere di nuovo il reato”
In una nota degli inquirenti si spiega che la violazione non è stata isolata, ma al contrario “reiterata e sistematica”. Ecco quindi l’aggravamento della misura cautelare, proprio per il rischio di “reiterazione del reato” e “inquinamento probatorio”.
Le accuse di truffa
Il giornalista era stato posto ai domiciliari nell’ambito di una indagine nata da denunce presentate da persone che gli avevano affidato ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un “Betting Group” denominato “Scommessa Collettiva”, ideato e promosso attraverso social network. Ma i denuncianti non avrebbero ottenuto (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e della remunerazione prospettata. Nei confronti di Adinolfi era stato quindi eseguito un sequestro preventivo per oltre 400 mila euro.
