Ha dodici anni la figlia di Emanuela Postacchini, l’impiegata della Deutsche Bank morta per un raschiamento dell’utero all’Humanitas di Rozzano. Quando ha perso sua madre era il 2018 e ne aveva quattro. La storia giudiziaria del caso potrebbe però essere riscritta. La Cassazione ha annullato l’assoluzione per uno dei ginecologi, il primario, accusato di omicidio colposo per una serie di presunti errori medici avvenuti dopo che, durante l’intervento di routine, le era stato perforato l’utero. Si torna in aula, quindi, per un nuovo processo d’appello bis.
Per i supremi giudici che hanno annullato la sentenza di secondo grado per il primario, sarà necessario riconsiderare quanto avvenuto, alla luce del timing ricostruito dai periti. La prima sentenza d’appello ha stabilito che l’intervento di isterectomia, l’asportazione dell’utero, anche se effettuato al momento dell’ingresso in sala operatoria del primario, non sarebbe stato «salvifico» con ragionevole certezza. E su questo assunto si è basata l’assoluzione. La ricostruzione del timing sarà fondamentale nel nuovo appello. La donna entrò in sala operatoria in tarda mattina e intorno alle 13,10 era iniziato un sanguinamento «non controllato da procedura». A quel punto i medici, visto che la donna aveva perso molto sangue, avrebbero chiesto aiuto al primario che in quel momento stava operando un’altra persona. Il dottore sarebbe arrivato alle 14: quella è l’ora «X» indicata dai periti come «ora-limite» per salvare la donna. Dopo quel momento, avevano concluso, ogni intervento sarebbe risultato inutile o comunque le possibilità di salvarla erano ridotte al minimo. I giudici d’appello avevano messo in evidenza che il primario, arrivato proprio in quel momento, non avrebbe avuto il tempo di rendersi conto di quello che stava succedendo prima di prendere delle decisioni. Il ricorso del legale di parte civile, l’avvocato Sergio Vitale, ha messo in evidenza che gli stessi periti in udienza evidenziarono un fatto diverso. Innanzitutto che il primario ricevette una chiamata dai medici alle 13,52 e quindi una volta arrivato nella sala operatoria di Postacchini, il medico era già consapevole di quanto era avvenuto. Inoltre il legale ha messo in luce che, secondo quanto affermato dai periti in aula, fino alle 14,40 l’intervento avrebbe avuto effetto. La Cassazione ha imposto quindi un nuovo processo di secondo grado per chiarire questi punti. Si torna in aula il 17 settembre.
