Due aule collegate in video conferenza, una ventina di avvocati in piedi. E ancora niente microfoni, niente prese di corrente per i computer, niente tavoli per appoggiare i fascicoli. I collaboratori dei legali tutti fuori per mancanza di spazio. “È indegno fare un processo in questo modo”, le parole di Tommaso Levi, legale di uno dei 24 imputati, 21 persone fisiche e tre società (Rfi, Sigifer e Clf) che oggi sono davanti al giudice per l’udienza preliminare sull’incidente ferroviario di Brandizzo in cui morirono cinque operai che stavano lavorando alla manutenzione della linea ferroviaria, ad agosto 2023.
“Il ministero dov’è?”, lamenta lo stesso avvocato che si trova in udienza al tribunale di Ivrea. La sessione di oggi è dedicata al deposito degli atti, mentre la prossima udienza, quella del 28 ottobre, ci saranno le richieste di costituzione di parte civile.
Fuori dall’aula, tra le parti offese, anche i familiari di una delle vittime, Giuseppe Aversa. “Come stiamo? Male. Vogliamo giustizia”, hanno aggiunto". Fuori dal palazzo di giustizia si è raccolto un presidio dell’associazione dei familiari delle vittime di Viareggio con sindacati di base dei ferrovieri e vari comitati. “Siamo qui - ha detto Daniela Rombi, madre di una delle vittime di Viareggio - per portare solidarietà e vicinanza alle famiglie. Sappiamo quanto è importante non sentirsi soli. E sappiamo che per loro, così come lo è stato per noi, questa giornata sarà l’inizio di un ulteriore calvario”.
