L’ex terrorista Raffaele Ventura, oggi 76enne, deve scontare la pena di 14 anni di carcere per concorso morale nell’omicidio del 1977 del vicebrigadiere Antonio Custra a Milano. Lo ha deciso la corte d’Assise d’appello di Milano, che ha stabilito che quella pena non è estinta.
La nuova sentenza, depositata ieri, è arrivata dopo un giudizio di rinvio della Cassazione su ricorso della Procura generale. L’ex membro delle Formazioni comuniste combattenti vive in Francia da decenni grazie alla Dottrina Mitterrand. Nel 2025 un’ordinanza, che ne confermava una del 2024 di prescrizione della pena, gli aveva dato la possibilità sulla carta di tornare in Italia da uomo libero. Ora l’appello bis (con i giudici togati Nasi e Centonze) ribalta quel verdetto, accogliendo la linea del procuratore generale Francesca Nanni. Il difensore del 76enne, l’avvocato Davide Steccanella, annuncia un nuovo ricorso in Cassazione. Nel frattempo il suo assistito resta libero. Ventura, ha detto Nanni in aula il 18 settembre, «è stato condannato per fatti gravissimi in Italia a circa 50 anni di carcere, ma non ha mai scontato un giorno. Ora resta la condanna per quell’omicidio e la pena non è estinta, perché la prescrizione si è interrotta nel 2017». Il 17 luglio 2017 Ventura fu sottoposto ad un «arresto provvisorio» da parte della polizia francese su mandato dell’Italia. «Un atto interruttivo della prescrizione della pena, che, pertanto, non risulta estinta», scrive la Corte.
