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Cronaca giudiziaria

Regeni, condannati a 10 anni tre egiziani. La famiglia: giustizia

Colpevoli solo per sequestro e torture, ma non per l’omicidio. E uno finisce assolto

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Giulio Regeni (foto archivio Sindaci ragazzi Fiumicello). 25 GENNAIO 2016 - Si perdono le tracce di Giulio: il giovane ricercatore, dottorando a Cambridge, sparisce nei pressi di piazza Tahir, al Cairo.

Oltre dieci anni dopo l’assassinio di Giulio Regeni e al termine di una storia processuale faticosa, segnata da una collaborazione solo apparente delle autorità egiziane, arrivano le condanne per tre 007 del Cairo, colpevoli del sequestro e della tortura del ricercatore friulano rapito nel 2016. Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato invece assolto. È caduta l’accusa di omicidio, ma al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif - per il quale la procura aveva chiesto l’ergastolo - e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed, la Corte d’Assise ha inflitto dieci anni e li ha dichiarati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. I tre, solo come provvisionale, dovranno versare 200mila euro ai genitori di Giulio Regeni, 100mila alla sorella. E 150mila euro al governo italiano.

In attesa delle motivazioni del verdetto, per il Procuratore capo di Roma «la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto. Ci sono state tre condanne su quattro anche se non per tutti reati per una attività che era stata posta in essere da persone legate allo Stato egiziano - precisa - Si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante una collaborazione non proficua da parte dell’autorità egiziane. Siamo soddisfatti per avere tirato fuori questo procedimento dal pantano». Le indagini hanno accertato quella che per i pm si è rivelata nel tempo una collaborazione da parte delle autorità egiziane finalizzata più all’occultamento della verità che al suo accertamento. «È una sentenza storica - spiega anche il Procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, titolare dell’indagine - Oggi una Corte ha accertato la responsabilità di tre funzionari degli apparati egiziani per quello che gli è stato fatto e questo è un risultato che ha un peso enorme». Sulla caduta dell’accusa di omicidio «gli elementi raccolti nelle indagini non sono invece stati ritenuti sufficienti per ricondurre specificatamente al maggiore Sharif l’omicidio. Questo è stato evidentemente dovuto al muro di omertà dell’Egitto», sottolinea Colaiocco.

Per l’avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, è una vittoria: «La nostra fede nella giustizia è stata ben riposta Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi». Ora si apre la partita dell’estradizione, chiesta dall’opposizione: «Il governo ha il dovere di agire». E dallo stesso avvocato Ballerini: «Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall’essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici».