Il caso Ranucci continua a tenere banco, le nuove indiscrezioni e informazioni che trapelano dagli ambienti giudiziari stanno delineando nuovi scenari, e anche Lo Stato delle Cose in partenza domani con la nuova stagione su Rai Due lo affronterà con servizi e rivelazioni esclusive. Le telecamere della trasmissione di Massimo Giletti sono arrivate fino in Africa, dove hanno raggiunto Benjamin Chimutengo, amico e tra i soci in affari di Valter Lavitola, ora in carcere perché accusato di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, come da lui stesso ammesso.
“Quando ho ricevuto istruzioni di trasferire denaro da Afrocarbon alla mia impresa su un conto utilizzato per le operazioni di Valter Lavitola, ho chiesto: ‘Perché non mandate i soldi direttamente a Valter? Perché devono arrivare a me e poi devo trasferirli io? Stavo pagando Valter come consulente? Come amministratore? Erano profitti?’ Nessuno mi dava una risposta”, ha detto l’uomo ai microfoni della trasmissione. Il servizio verrà trasmesso in versione integrale domani ma queste prime dichiarazioni rilasciate come anticipazione potrebbero essere interessanti anche ai fini dell’inchiesta, perché alla domanda diretta del giornalista Rai se secondo lui c’era in atto un tentativo di “riciclaggio di denaro”, Chimutengo ha risposto con molta franchezza: “Sì, è una possibilità concreta”.
Ovviamente si tratta di dichiarazioni da verificare ma Lavitola svolgeva degli affari in Camerun nell’ambito del cosiddetto Carbon credit, costituendo una società con il suo collaboratore Clesio Gomez Tavares, che dal Camerun non è più rientrato. Per gli investigatori è di particolare interesse in questo contesto l’intervista che Sigfrido Ranucci ha rilasciato a un giornale africano lo scorso giugno rivelando l’esistenza di un’inchiesta giornalista di Report in merito al business intrapreso da alcuni italiani in Africa nel contesto del Carbon credit, che sarebbero però stati truffati da un partner locale.
In una successiva mail diretta a Lavitola, Ranucci chiedeva maggiori informazioni in merito al presunto “millantatore”. Ma quell’intervista è rimasta online per pochi giorni, fino a quando non è stata effettuata la perquisizione domiciliare a casa di Lavitola lo scorso luglio. “Io devo a Sigfrido il fatto che non ho fatto un errore con il carbon credit, perché lui mi ha aiutato a non ficcarmi in un pasticcio”, ha detto Lavitola qualche settimana fa a Il Giornale, spiegando che “Ranucci è stato utilissimo perché avendo fatto un’indagine mi spinse su quella cosa delle comunità locali. Lui aveva fatto prima un’inchiesta sul carbon credit, ma ipotizza pure che l’avesse fatta su mia fonte, cosa che non è, che ci sta di male? Era uno scandalo mondiale”.
