Saluti romani per Ramelli: inchiesta archiviata. Il pm Alessandro Gobbis ha chiesto e ottenuto dal gip Rossana Mongiardo l’archiviazione per 18 militanti di estrema destra che erano indagati per manifestazione fascista e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale per aver risposto alla chiamata del «presente» e aver fatto il saluto romano al corteo che nel 2023 si era tenuto, come ogni anno, il 29 aprile alla memoria di Sergio Ramelli (nella foto, il francobollo commemorativo).
In queste «celebrazioni», scrive il pm nella richiesta, che si susseguono «da svariati anni» a Milano, «mai si sono potuti fondatamente individuare degli elementi tali da far ritenere che l’impianto democratico della Repubblica italiana potesse essere messo concretamente in pericolo in relazione alla possibile ricostituzione del partito fascista». E il «saluto romano» in questo contesto non è un «gesto che esprime un’ideologia di intolleranza e discriminazione», ma è «riconducibile piuttosto all’intento di ricordare la memoria di un ragazzo» che espresse «il proprio pensiero politico». Negli anni, e anche di recente, su questi casi ci sono state sentenze in contrasto fra loro, tra assoluzioni e condanne per fatti praticamente identici. Nel 2024 era arrivata una sentenza della Cassazione a Sezioni unite che aveva messo alcuni paletti sulla questione. Con questa richiesta di archiviazione, condivisa dal gip, la Procura diretta da Marcello Viola e con il pm Gobbis (titolare dei fascicoli sui cortei per Ramelli dal 2023 in avanti) ha mutato linea rispetto agli ultimi anni, nei quali aveva sempre chiesto il processo per i saluti romani.
