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Cronaca giudiziaria

Sempio rifiuta l’analisi della personalità e non parlerà coi pm

Gli avvocati: “Attendiamo di leggere le nuove prove annunciate dai pm”

La procura di Pavia chiede una consulenza psichiatrica su Andrea Sempio

«Stiamo raccogliendo indagini difensive. Alcuni testi ci hanno risposto, altri no. Due hanno rifiutato l’invito dicendo di non volere deporre. Integreremo anche le indagini tecniche. Anche oggi abbiamo raccolto sit, cioè sommarie informazioni testimoniali». Prepara le prossime mosse, la difesa di Andrea Sempio, il 38enne indicato dalla procura di Pavia come il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi.

Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno da poco ricevuto il secondo avviso di chiusura delle indagini. Sembra improbabile che Sempio deciderà, come è sua facoltà, di farsi sentire dagli inquirenti entro i venti giorni indicati dalle norme. Già a maggio scorso, infatti, si era avvalso della facoltà di non rispondere davanti agli inquirenti. Anche la consulenza personologica dello psichiatra Roberto Catanesi, per conto della procura, non è stata depositata in quanto l’indagato non si è mai sottoposto a colloquio. Sulle indiscrezioni di stampa che riguardano un coinvolgimento dell’ex generale del Ris Luciano Garofano in una presunta falsificazione della prova dei pedali della bicicletta di Stasi, i legali non commentano. «Su questa notizia non penso nulla perché non riguarda Sempio». Si sbilanciano invece sulla professionalità dell’investigatore scientifico. «Del generale ho sempre riscontrato l’onestà, avendo avuto a che fare coi Ris di Parma molteplici volte», sottolinea ancora Cataliotti. A parlare ieri del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Stasi, che sarebbe risultato negativo, è Marzio Capra, ex Ris e consulente della famiglia della vittima. Non solo ha parlato di «contro analisi note fin da subito alle parti» e di«risultati mai nascosti, tanto che sono messi nero su bianco nella relazione del 2007 del Ris di Parma». La sua ricostruzione, in sintesi, è che le date corrette sono altre rispetto a quelle riferite in questi giorni sui giornali. In sostanza: i primi test sui pedali della bici di Stasi avrebbero dato risultato negativo, mentre gli ultimi avrebbero dato come risultato quello del Dna della vittima. «La relazione del Ris conferma che se inizialmente siamo di fronte a un risultato negativo – spiega Capra all’Adnkronos - l’ultimo esito restituisce, invece, il dna della vittima».

Secondo fonti legali vicine alle parti offese, in ogni caso quel che rileva è che quella grave accusa al Ris non può essere la «falsificazione di una prova, perché il sangue sui pedali non è una prova, semmai un indizio». In effetti, come si legge già nelle sentenze, la traccia genetica non basta alla Cassazione per certificare la colpevolezza di Stasi. «Non è una prova regina come indicato dalle difese del condannato» sottolineano le stesse fonti. Si tratta peraltro di un indizio, va ricordato, che non bastò a convalidare il fermo di Stasi del settembre 2007.

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