Tre ufficiali dei carabinieri risultano iscritti nel registro degli indagati della Procura di Verona con l’ipotesi di reato di concorso in omicidio colposo plurimo, in quanto responsabili dell’operazione di sgombero. Il provvedimento riguarda i vertici locali dell’Arma coinvolti nella gestione dell’operazione di sgombero del casolare dei fratelli Ramponi a Castel d’Azzano, terminata il 14 novembre 2025 con l’esplosione dell’immobile, provocata da una delle occupanti dell’immobile. I carabinieri si erano recati nel casolare di proprietà dei Ramponi per eseguire una perquisizione prima dell’operazione di sfratto, ma l’ambiente era stato saturato di gas e riempito di bombole e bottiglie molotov. Già l’anno precedente, in più occasioni i fratelli Ramponi avevano tentato di impedire lo sfratto della loro cascina, barricandosi sul tetto e minacciando di far saltare in aria la struttura.
I carabinieri indagati sono il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dell’Arma, il tenente colonnello Antonio Sframeli, all’epoca dei fatti a capo del reparto operativo veronese, e il capitano Vincenzo Spataro, comandante della Compagnia di Villafranca. L’esistenza del fascicolo è emersa formalmente a Venezia nel corso della prima udienza del procedimento disciplinare condotto dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Palazzo Grimani. Durante la seduta, l’avvocato difensore Gianfranco Ceoletta ha presentato istanza formale per la sospensione della procedura disciplinare, motivando la richiesta con la sovrapposizione dell’indagine penale già pendente a Verona. La seconda udienza è prevista per il prossimo 18 novembre ma i tre ufficiali non potranno essere più auditi come testimoni.
Alla richiesta di sospensione si sono opposte la procuratrice generale Paola Tonini e l’avvocato generale Nicola Proto, sostenendo la piena indipendenza e la natura parallela dei due iter sanzionatori. L’attività disciplinare trae origine anche da un esposto presentato dai familiari di Marco Piffari, luogotenente di 56 anni deceduto nell’esplosione insieme al brigadiere capo Valerio Daprà e al carabiniere scelto Davide Bernardello. Il documento denuncia presunte negligenze nell’organizzazione e nella condotta della forza pubblica durante l’intervento di sfratto e la conseguente bonifica del sito, poi sfociati nell’azione autonoma dei tre fratelli Maria Luisa, Dino e Franco Ramponi.
