Per un paio di cuffiette da pochi euro, ha accoltellato il 31enne Manuel Mastrapasqua che stava rientrando da lavoro, l'11 ottobre 2024. Prima l'aggressione, poi il fendente fatale al torace. "Non era mio intento ammazzarlo, volevo solo rapinarlo. Mi sono avvicinato con il coltello per farmi dare quello che aveva e lui ha reagito, si è innervosito. Mi è saltato addosso", erano state le sue parole. Parole che hanno scatenato la reazione della madre della vittima, che ha replicato: "Non è vero". Per quell'omicidio oggi la corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato la condanna decisa in primo grado per il 21enne Daniele Rezza. I giudici hanno riconosciuto le accuse di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa, con attenuanti generiche equivalenti, e di rapina aggravata. La Corte ha soltanto escluso l'aggravante dei futili motivi.
Nei giorni scorsi era emerso nel processo di secondo grado che Rezza è stato ritenuto capace di intendere e di volere al momento dei fatti. La perizia era stata chiesta dalla difesa, ma la procura generale si era opposta perché sulla base degli accertamenti dell'indagine, il 21enne non mostrava di essere affetto da una patologia psichiatrica. La corte ha però deciso di accogliere la richiesta difensiva.
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