A Ceuta non è stato risolto il disastro causato dall’invasione del 31 luglio e questo, al di là della propaganda del governo di Pedro Sanchez, è sotto gli occhi di tutti ma, soprattutto, viene confermato dall’erogazione di 114,7 milioni di euro alla Spagna in finanziamenti di emergenza per far fronte alla crisi. La somma comprende 82,7 milioni di euro dal Fondo Asilo, migrazione e integrazione e 32 milioni dallo Strumento per la gestione delle frontiere e la politica dei visti. Intanto, stanno per iniziare i trasferimenti dei minori non accompagnati da Ceuta alla Spagna peninsulare.

L’Ue è “in contatto con gli amici italiani e spagnoli” per risolvere le conseguenze della crisi di Ceuta, che “non è ancora del tutto risolta”. Così ha spiegato il commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, parlando con la stampa a Ispra a proposito della sospensione temporanea di Schengen da parte dell’Italia dopo la crisi di Ceuta. Per quanto molti dei migranti, la maggior parte, siano rientrati in Marocco in autonomia e altri siano stati espulsi con la forza dalla Spagna, ha spiegato Brunner, “ci sono ancora delle sfide”. Che non sono poche e stanno causando molti problemi ai residenti. Sui social, riportato anche dalla stampa locale di Ceuta, circolano video in cui i migranti tendono delle trappole alla polizia e alla Guardia Civil.

“Ieri abbiamo tagliato la strada qui in modo che i militari di sopra non venissero. Abbiamo preparato una trappola per loro nel passaggio, abbiamo messo queste pietre libere sul cartone, se metti piede qui vai dritto nel vuoto”, spiega uno dei migranti nel video. L’obiettivo? Impedire ai militari di raggiungere gli accampamenti abusivi dove stanno nascendo quotidianamente nuove baracche. “Qui è dove dormiamo ora. Abbiamo inchiodato barre di ferro con molto sforzo, abbiamo messo compensato e plastica”, spiega ancora mostrando la capanna. Il tutto con molta semplicità, come se fosse normale occupare un territorio con le capanne e tendere agguati potenzialmente mortali ai militari.
Nel frattempo i media spagnoli tornano all’attacco dell’apparato governativo perché, dicono, la pubblicazione dei documenti sulla crisi migratoria di Ceuta svela una verità a metà tra i vertici dello Stato spagnolo: nessuno dice del tutto il vero. El Pais rivela che dalle carte rese pubbliche ieri emerge che non è stato emesso alcun rapporto formale o allerta di massimo livello diretta alla catena di comando e alla presidenza, dando formalmente ragione al ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska. Tuttavia, un avviso informale c’è stato, confermando così la versione della ministra della Difesa, Margarita Robles, ed è stato trasmesso via WhatsApp e con una breve telefonata da un agente del Centro nazionale d’intelligence (Cni) al capo di gabinetto del prefetto a Ceuta, in cui si segnalavano appelli su Facebook per forzare la frontiera. Intanto le autorità marocchine hanno rafforzato le misure di sicurezza nell’area di Fnideq e lungo le principali direttrici verso Ceuta, enclave spagnola in territorio nordafricano, dopo la diffusione sui social network di appelli a un nuovo attraversamento di massa. Il portale marocchino “Hespress”, citando fonti di sicurezza, aggiunge che i controlli sono stati intensificati sulle strade che collegano Tetouan e Fnideq, mentre agenti delle forze di sicurezza sono stati dispiegati nelle vie della cittaà e lungo la costa.
